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Risoluzione di una immagine
Livello Superiore

Una importante caratteristica delle immagini a colori riguarda il numero di colori per pixel; un pixel è la più piccola area dello schermo gestibile in modo indipendente, anzi in realtà esso è costituito da tre fosfori di colore rosso, verde e blu che, quando colpiti dal raggio catodico del monitor, si illuminano con intensità variabile in modo da creare tutta la gamma di variazione dei colori visibili sullo schermo (questo argomento è approfondito nella sezione Colori e metodi per definire i colori ).

La profondità del colore corrisponde al numero totale di colori disponibili per definire ogni singolo pixel: in una immagine a 4 bit ciascun pixel può avere uno fra 24 colori cioè 16 colori diversi; se un’immagine è a 16 bit cioè a 2 byte, per ciascun pixel sono disponibili 216 ossia 65536 colori. Quanto maggiore è il numero di bit per pixel tanto più saranno i colori disponibili: attualmente il massimo numero di colori per pixel corrisponde a 24 bit cioè 224=16777216 colori!
Nelle immagini a scala di grigi, invece, ogni pixel può avere una differente sfumatura di grigio (ad esempio con 8 bit per pixel possiamo avere 28=256 sfumature diverse), a differenza delle immagini in bianco e nero o monocromatiche dove ogni pixel può essere o bianco o nero e un solo bit per pixel basta per descrivere il colore.

Le immagini in formato digitale riprodotte su monitor, stampanti, ecc... sono costituite da una fitta serie  di puntini (i pixel per i monitor). Osservando le immagini ad una certa distanza, per le limitate capacità di risoluzione dell’occhio umano, i puntini non risultano più distinguibili.
Nel caso di una
periferica di stampa, la risoluzione viene intesa come la possibilità di stampare il maggior numero possibile di puntini in uno spazio determinato, ovvero punti per pollice (Dots Per Inch = DPI). Per esempio una stampante con una risoluzione di 600 DPI è in grado di stampare 600 punti in uno spazio di 1 pollice = 2,54 cm inteso in senso lineare.

A livello pratico, la risoluzione di stampa ha una influenza sia sull’aspetto qualitativo delle immagini sia sulla dimensione fisica delle stesse. Si supponga di avere una fotografia digitalizzata, costituita da 1200 punti di base e 1800 punti di altezza; stampando l’immagine con una risoluzione di 600 DPI, le dimensioni risulteranno di 2 pollici di base e 3 di altezza. Se la stessa immagine venisse stampata a 300 DPI, le dimensioni risulterebbero 1200/300=4 pollici di base e 1800/300=6 pollici di altezza cioè 10,16x15,24 cm.
Osservando però le due stampe si noterebbe la differenza qualitativa, in quanto con la stampa a 300 DPI i punti risulterebbero più distanti tra loro rispetto alla stampa con 600 DPI. Solitamente però è importante avere a disposizione come primo dato lo spazio che una certa illustrazione dovrà occupare sulla carta. In altri termini si deve determinare il numero di punti che costituiranno la base e l’altezza dell’immagine digitalizzata (in base alla risoluzione della periferica di stampa), impostando in modo opportuno i parametri di acquisizione dell’originale, operazione generalmente fatta per mezzo di uno scanner.

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