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Stanislaw Dziwisz
Livello Superiore
Polacco, 65 anni, era segretario personale di Karol Wojtyla quando questi era arcivescovo di Cracovia, e lo seguì a Roma dopo che fu nominato papa, mantenendo il medesimo ruolo. Nell'organigramma vaticano figura come prefetto aggiunto della Casa Pontificia. Ma conta incomparabilmente di più del prefetto nominale, l'americano James Michael Harvey. Nel 2003 il papa l'ha promosso arcivescovo di una diocesi inesistente, quella di San Leone in Calabria. Si sussurra anche che l'abbia fatto cardinale in pectore, cioè in segreto.


PAPA: LIBRO; IL 13 MAGGIO 1981 DI WOJTYLA E DZIWISZ
Il 13 maggio 1981 come andarono veramente le cose. Lo raccontano, in sei pagine di particolare emozione, Giovanni Paolo II e il suo segretario personale, mons. Stanislao Dziwisz, nel libro 'Memoria e identita".
GIOVANNI PAOLO II - Tutto cio' e' stata una testimonianza della grazia divina. Vedo qui una certa analogia con la prova a cui fu sottoposto il cardinale Wyszynski durante la sua detenzione. L' esperienza del Primate di Polonia, tuttavia, duro' oltre tre anni, mentre la mia soltanto un periodo piuttosto breve, alcuni mesi. Agca sapeva come sparare, e sparo' certamente per colpire. Soltanto, fu come se qualcuno avesse guidato e deviato quel proiettile...". Cosi' inizia il racconto che il Papa e il suo segretario fanno dell' attentato.
STANISLAW DZIWISZ - Agca sparo' per uccidere. Quel colpo avrebbe dovuto essere mortale. La pallottola trapasso' il corpo del Santo Padre, ferendolo nel ventre, al gomito destro e all' indice sinistro. Poi il proiettile cadde tra il Papa e me. Udii due spari ancora, furono ferite due persone che stavano vicino a noi. Domandai al Santo Padre: "Dove?". Rispose: "Al ventre". "Fa male?" "Fa male".
Vicino non c' era alcun medico. Non c' era tempo per pensare. Trasferimmmo immediatamente il Santo Padre nell' ambulanza e a grandissima velocita' ci recammo al Policlinico Gemelli. Il Santo Padre pregava sottovece. Poi, gia' durante il percorso, perse conoscenza. Della vita o della morte decisero vari elementi. Prendiamo la questione del tempo, il tempo per raggiungere l' ospedale: alcuni minuti in piu', un piccolo ostacolo per strada e sarebbe stato troppo tardi. In tutto questo e' visibile la mano di Dio. Ogni cosa lo indica.
GIOVANNI PAOLO II - Si', ricordo quel viaggio verso l' ospedale. Per un po' di tempo rimasi cosciente. Avevo la sensazione che ce l' avrei fatta. Stavo soffrendo, e questo era un motivo per temere - nutrivo pero' una strana fiducia. Dissi a don Slanislaw che perdonavo l' attentatore. Quello che accadde all'ospedale, ormai non lo ricordo.
STANISLAW DZIWISZ - Quasi immediatamente dopo l' arrivo al Policlinico, il Santo Padre fu portato in sala operatoria. La situazione era molto seria. L' organismo del Santo Padre aveva perso molto sangue. La pressione sanguigna calava in modo drammatico, il battito cardiaco si sentiva appena. I medici mi suggerirono di amministrare l' Unzione degli Infermi. Lo feci prontamente.
GIOVANNI PAOLO II - Praticamente ero ormai dall' altra parte.
STANISLAW DZIWISZ - Poi fu fatta una trasfusione di sangue.
GIOVANNI PAOLO II - Le ulteriori complicazioni e il prolungamento di tutto il processo di cura furono, del resto, conseguenza di quella trasfusione.
STANISLAW DZIWISZ - L' organismo rigetto il primo sangue. Si trovarono tuttavia dei medici dello stesso ospedale, che diedero il loro sangue al Santo Padre. Questa seconda trasfusione ando' bene. I medici fecero l' intervento senza credere nella sopravvivenza del Paziente. Non si occuparono per niente, com' era comprensibile, del dito trapassato dal proiettile. "Se sopravvivera', qualcosa si fara' successivamente per questo problema". di dissero. La ferita al dito, in realta', si rimargino' poi da sola, senza alcuna cura particolare. Dopo l' intervento, il Santo Padre fu trasferito in sala di rianimazione. I medici temevano l' infezione che, in quella situazione, avrebbe potuto avere un esito letale. Alcuni organi interni del Santo Padre erano compromessi. L' operazione era stata molto impegnativa. Di fatto, tutto si rimargino' in modo perfetto, senza alcuna complicazione, mentre si sa che dopo interventi cosi' complessi esse non sono infrequenti.
GIOVANNI PAOLO II - A Roma il Papa morente, in Polonia il lutto... Nella mia Cracovia gli universitari organizzarono una manifestazione: la "marcia bianca". Quando andai in Polonia, dissi: "Sono venuto per ringraziarvi per la "marcia bianca". Sono stato anche a Fatima, per ringraziare la Madonna". O mio Dio! Fu una dura esperienza. Mi svegliai soltanto all' indomani, verso mezzogiorno. E dissi a don Stanislaw: "Ieri non ho recitato la compieta".
STANISLAW DZIWISZ - Per essere precisi, Ella, Santo Padre, mi chiese: "Ho recitato la compieta?". Pensava infatti che fossimo ancora nel giorno precedente.
GIOVANNI PAOLO II - Non mi rendevo affatto conto di quello che sapeva don Stanislaw. A me non venne detto quanto la situazione fosse grave. Inoltre per un bel po' di tempo restai semplicemente privo di conoscenza. Al risveglio il mio morale non era tanto giu'. Almeno all' inizio.
STANISLAW DZIWSZ - I tre giorni successivi furono terribili. Il Santo Padre soffriva moltissimo. Infatti aveva drenaggi e tagli dappertutto. Ciononostante la convalescenza procedette molto velocemente. All' inizio di giugno, il Santo Padre torno0 a casa. Non gli fu imposto neppure di osservare una specifica dieta.
GIOVANNI PAOLO II - Come si vede, ho un organismo piuttosto forte.
STANISLAW DZIWISZ - Soltanto piu' tardi l' organismo fu attaccato da un pericoloso virus, e cio' fu in conseguenza della prima trasfusione oppure dell' indebolimento generale. Al Santo Padre era stata somministrata un' enorme quantita' di antibiotici per proteggerlo contro l' infezione. Questo ridusse sensibilmente le difese immmunitarie. Fu cosi' che si sviluppo' un' altra malattia. Il Santo Padre fu di nuovo trasferito all' ospedale. Grazie alle cure mediche intensive, lo stato della sua salute miglioro' a tal punto che i medici decisero che si poteva procedere ad un ulteriore intervento a completamente delle operazioni chirurgiche fatte nel giorno dell' attentato. IL Santo Padre scelse come data quella del 5 agosto, il giorno della Madonna della Neve, che nel calendario liturgico e' ricordata come Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore. Anche quella seconda fase di cure fu superata. Il 13 agosto, tre mesi dopo l' attentato, i medici emisero un comunicato in cui si informava della conclusione delle cure ospedaliere. Il Paziente pote' tornare definitivamente a casa. Cinque mesi dopo l' attentato il Santo Padre torno' in piazza San Pietro per incontrare nuovamente i fedeli. Non manifesto' alcuna ombra di paura, ne' alcuno stress, anche se i medici avevano avvertito che cio' avrebbe potuto verificarsi.
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