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La guerra 1914-18 era stata detta "mondiale" perche' ad essa avevano
partecipato anche paesi extraeuropei e perche' aveva avuto una risonanza
mondiale, anche se le battaglie di gran lunga piu' importanti erano state
combattute sui fronti europei.
La guerra del 1939-45, invece, aveva veramente coinvolto tutto il mondo: in
Asia, nel Pacifico e in Africa si combatte' non meno aspramente che in Europa.
Il conflitto travolse anche le popolazioni civili: citta' bombardate, campagne
devastate, milioni di persone deportate in massa o costrette a fuggire dinanzi
all'incalzare della guerra. I morti della prima guerra mondiale furono circa 10
milioni, quelli della seconda almeno 50 milioni, di cui forse la meta' civili.
Si colpi' non solo il nemico armato, ma anche l'inerme concittadino, quando lo
si scopriva appartenente a una razza diversa. Si crearono campi di sterminio
simili a vere e proprie fabbriche per eliminare migliaia di uomini al giorno: 4
milioni dall'inizio alla fine della guerra, nel solo campo di Auschwitz. Si
giunse a uccidere migliaia e migliaia di persone in pochi minuti di
bombardamento aereo; e la guerra si concluse con lo scoppio della bomba
atomica, che da sola era bastata a distruggere una grande citta'.
Rimarginate le ferite della guerra, le condizioni economiche dei paesi piu'
ricchi si avviarono verso un continuo progresso; si accrebbero cosi' le
distanze fra i paesi poveri ancora affamati, come l'India, molti paesi
dell'Estremo Oriente, gran parte dell'Africa e dell'America meridionale, e i
paesi ricchi, che sembravano soffrire di nuovi mali nati proprio da un eccesso
di ricchezza, dalla subordinazione di tutti i valori individuali e sociali al
potere economico, dall'esigenza di produrre e consumare sempre di piu' (e'
quella che oggi si chiama la "civilta' dei consumi"), stimolando per reazione
la protesta e la ricerca di nuovi diritti, di una nuova liberta'.
La formazione del blocco comunista
L'Unione Sovietica aveva sofferto durante la guerra piu' di tutte le altre
potenze vincitrici (essa aveva avuto tutte le sue regioni europee invase, molte
citta' distrutte e 18 milioni di morti). Ma grazie al valore del suo esercito,
che aveva dato un contributo determinante alla vittoria, e grazie alla ferrea
disciplina imposta da Stalin, si era affermata come grande potenza mondiale.
A fianco della forza militare era la grande forza politica che derivava
all'URSS dall'appoggio di tutti i partiti comunisti del mondo (anche di quelli
che operavano nella zona di influenza americana) e dalle speranze di
indipendenza che essa alimentava in tutti i paesi ancora soggetti al regime
coloniale.
Gli armistizi e le riparazioni di guerra imposti dall'Unione Sovietica agli
Stati dell'Europa orientale mentre era ancora in atto l'occupazione militare
diedero modo all'URSS di esercitare stabilmente la sua influenza in questi
paesi. Qui si pote' assistere, fin dall'inizio, a un progetto di
sovietizzazione, attuato attraverso i partiti comunisti nazionali che presero
ovunque il potere con l'epurazione dei dirigenti politici e amministrativi
compromessi con il passato, e la collaborazione tra i vari governi nell'attuare
la collettivizzazione dell'economia. L'URSS impose in tal modo la sua
indiscussa autorita' come Stato-guida del blocco comunista.
Il blocco occidentale: la NATO
Le nazioni dell'Europa occidentale affrontavano intanto con l'aiuto degli Stati
Uniti, il solo paese che potesse contare su solide strutture economiche e su un
intatto potenziale produttivo, i difficili problemi della ricostruzione.
L'America era il paese piu' ricco del mondo; l'unico che non aveva conosciuto
l'occupazione straniera e i bombardamenti e la cui capacita' produttiva era non
solo intatta, ma potenziata dallo sforzo fatto per rifornire di armi e di ogni
altra merce il mondo durante la guerra. Gli Stati Uniti avrebbero potuto
disporre dell'esercito piu' forte del mondo, ma l'opinione pubblica americana
indusse il governo a restituire alla vita civile gran parte dei suoi soldati
subito dopo l'armistizio. Essi disponevano comunque della piu' potente
aviazione e della piu' grande forza navale del mondo. Ma il predominio militare
americano era garantito soprattutto dalla bomba atomica, che fino al 1949 solo
gli USA furono in condizione di produrre.
L'influenza politica dell'America si fondo' soprattutto sull'assistenza
economica indispensabile alla ripresa dell'Occidente. Questo programma di aiuti
offerti, secondo le parole del presidente Truman, a quelle "nazioni che
costituiscono un baluardo per i principi di liberta', giustizia e dignita'
dell'individuo" venne concretamente formulato nel cosiddetto PIANO MARSHALL
(1947). Il Piano da un lato contribui' in modo decisivo a risollevare
l'economia dei paesi dell'Europa occidentale, dall'altro creo' fra questi paesi
e gli Stati Uniti un vincolo che nel 1949 si concreto' in un'alleanza politica
e militare, il PATTO ATLANTICO, che ebbe il suo strumento nella NATO (North
Atlantic Treaty Organization) cui aderirono 12 paesi (Gran Bretagna, Francia,
Belgio, Olanda, Lussemburgo, Canada, Danimarca, Irlanda, Italia, Norvegia,
Portogallo, Stati Uniti). La NATO era un'alleanza con dichiarato carattere
difensivo, ma al suo sorgere confermo' comunque una netta divisione dell'Europa
occidentale da quella orientale.
Questa divisione fu confermata nel 1955 quando i paesi del blocco comunista
opposero alla Nato una loro alleanza militare, il PATTO DI VARSAVIA, che
istituiva a Mosca un comando supremo delle forze armate di tutti i paesi
aderenti, cui fece seguito un'alleanza di carattere economico.
La "guerra fredda" e le crisi di Berlino e della Corea
I rapporti fra i due blocchi divennero sempre piu' difficili. Per designare
questa situazione fu creato il termine "guerra fredda". Con la guerra fredda i
due blocchi, se cercavano di evitare lo scontro frontale armato, non
rinunciavano pero' a compiere altri atti ostili che potessero danneggiare
l'avversario.
In questa situazione di continuo sospetto e di effettivo pericolo per la pace,
alle difficolta' della ricostruzione civile s'aggiunse, nei paesi divisi,
l'ingente spesa del riarmo, che in USA e URSS ebbe soprattutto l'aspetto d'una
corsa alla produzione della bomba atomica.
La tensione fra i due blocchi rivelo' al mondo tutti i pericoli che essa
comportava in occasione di due crisi che scoppiarono in due punti diversi, e
lontani, del globo: a BERLINO e in COREA. Nel giugno 1948 gli alleati
occidentali (America, Inghilterra, Francia) vollero favorire lo sviluppo di un
legame piu' stretto fra la Germania occidentale e la zona di Berlino da loro
amministrata, la cosiddetta Berlino Ovest.
I Sovietici chiusero allora le vie di accesso ai settori occidentali della
citta', bloccando il rifornimento di viveri, combustibile ecc. Gli alleati
risposero organizzando un gigantesco ponte aereo. Nei 320 giorni (24 giugno
'48-11 maggio '49) che duro' il blocco, aerei americani e inglesi rifornirono
con quasi 200.000 voli la popolazione di Berlino Ovest. Il blocco a Berlino fu
tolto dai Sovietici nel 1949. Ma solamente un anno dopo scoppiava la grave
crisi di Corea.
Questo paese, che era prima sotto il dominio giapponese, alla fine della guerra
era stato doviso in due zone di occupazione; in queste zone, come in Germania,
nacquero due Stati contrapposti: la REPUBBLICA DI COREA, nel Sud, e la
REPUBBLICA POPOLARE DI COREA, a regime comunista, nel nord.
Nel giugno del 1950 le truppe nord-coreane avanzarono nella Corea del Sud. Gli
USA, che avevano ottenuto dall'ONU il mandato di ristabilire la situazione
precedente, inviarono un forte contingente di truppe in appoggio alla Corea del
Sud, mentre l'URSS riforniva di armi la Corea del Nord. Il conflitto si
approfondi', soprattutto quando a fianco dei Nord-Coreani intervennero forze
volontarie della Cina popolare; nel 1953 fu concluso un armistizio che
ristabiliva fra le due Coree la situazione territoriale preesistente.
Una nuova potenza mondiale: la Cina
In Cina, la resistenza all'invasione giapponese e, in seguito, la liberazione,
avevano coalizzato in funzione antigiapponese i due piu' importanti gruppi
politici, quello nazionalista guidato da Chiang Kai-shek e quello comunista
guidato da Mao Tse-tung. Cacciati i Giapponesi, il dissidio riemerse e assunse
l'aspetto d'una guerra civile che coinvolgeva tutto il paese. Dopo alcune
grandi battaglie, nelle quali si avverti' il peso determinante dell'appoggio
popolare a Mao, nel 1949 Chiang Kai-shek fu costretto ad abbandonare il
continente e a rifugiarsi nell'isola di FORMOSA, sotto la protezione della
flotta americana, mentre a Pechino, il primo ottobre, Mao Tse-tung proclamava
la REPUBBLICA POPOLARE CINESE.
Nel giro di pochi anni la Cina Popolare procedeva a una serie di radicali
riforme tendenti a migliorare il tenore di vita della masse contadine e ad
avviare un processo di industrializzazione in cui risultato piu' clamoroso fu,
nel 1964, l'esplosione della prima bomba atomica cinese. Nel frattempo fra la
Cina, sempre piu' restia ad accettare la tutela politica ed economica
dell'Unione Sovietica, e L'URSS si verificavano aspri dissensi in seguito ai
quali la Cina accentuava la sua ambizione a diventare un nuovo paese-guida del
comunismo mondiale. Manifestazione clamorosa del dissidio che opponeva la Cina
all'URSS erano, nel 1969, gli scontri militari sul fiume Ussuri, al confine tra
i due paesi. Anche la normalizzazione dei rapporti con gli USA e l'ingresso del
grande paese asiatico nell'ONU vanno inquadrati nel disegno della Cina di
assumere un ruolo paritario accanto alle due superpotenze mondiali. Questa
politica ha avuto particolare impulso dopo la scomparsa dei due capi storici
della rivoluzione, rimasti per decenni alla guida del paese, Mao Tse-tung e Ciu
En-lai, morti a breve distanza di tempo nel 1976. I loro successori, in
particolare Hua Guo-feng e Deng Xiao-ping, hanno infatti accentuato la presenza
cinese in diverse zone "calde" del mondo, appoggiando in funzione antisovietica
movimenti rivoluzionari e nazionalistici, oppure impegnando la guerra nel modo
tradizionale nei confronti di un alleato dell'URSS come il Vietnam (1979). Alla
nuova politica internazionale della Cina (che si e' anche indirizzata ai paesi
dell'Europa occidentale per spronarli a stringere i propri legami difensivi
contro l'"egemonismo" sovietico) hanno fatto riscontro, sul piano interno, una
intensificazione della produzione dei beni di consumo, l'abbandono di alcune
strutture organizzative derivate dall'insegnamento di Mao, l'apertura agli
scambi e alle relazioni con il mondo occidentale.
La morte di Stalin e il XX Congresso del Partito Comunista Sovietico
Nel 1953 si verifico' un avvenimento di grande importanza, che intervenendo
direttamente nel rapporto tra i due blocchi era destinato a modificare in
profondita' la situazione creatasi nel dopoguerra: la morte di Stalin.
La scomparsa del dittatore sovietico diede il via, all'interno del gruppo
dirigente dell'URSS, a una dura lotta per la successione. L'atteggiamento meno
intransigente che, tuttavia, caratterizzo' la politica estera sovietica dei
successori di Stalin porto' sin dall'inizio a risultati positivi: nello stesso
1953 si ebbe infatti la pace in Corea.
Ma il fatto nuovo piu' sostanziale della politica sovietica fu l'aspra
requisitoria antistaliniana tenuta nel 1956 dal nuovo primo ministro KRUSCIOV
durante il XX Congresso del Partito Comunista dell'URSS. Egli critico'
duramente la direzione politica di Stalin, accusando il defunto dittatore di
aver istituito a proprio vantaggio una sorta di "culto della personalita'",
contrario alle dottrine socialiste e alle tradizioni proletarie. L'eco del
mondo fu grandissima, sia in Occidente sia nei paesi comunisti.
In UNGHERIA, dove erano al potere uomini che erano stati particolarmente legati
a Stalin, si verifico' nell'ottobre 1956 un tentativo di rovesciare il regime
comunista, che fu poi soffocato dall'intervento sovietico.
Nonostante la dolorosa esperienza ungherese, le asprezze della guerra fredda si
attenuarono e si passo' in pochi anni all'idea che, nonostante il contrasto di
fondo tra i due tipi di societa' che USA e URSS rappresentavano, queste
potessero coesistere e mantenere la pace nel mondo.
Gli uomini della coesistenza pacifica
Le conquiste spaziali, cominciate nel 1957 con il lancio del primo satellite
sovietico (Sputnik) e continuate con una gara tecnologica tra URSS e USA,
potenziarono l'iniziativa tecnico-scientifica dei due paesi. I missili
intercontinentali a testata nucleare, frutto di tali esperienze, costituirono
un grave motivo di minaccia per le sorti dell'umanita'. Il pericolo di una
guerra totale, sentito dall'opinione pubblica di tutto il mondo, impose alle
grandi potenze la ricerca di una politica piu' cauta e conciliante.
Tre uomini, soprattutto, diedero consistenza alle prospettive di COESISTENZA
PACIFICA tra i regimi di tipo borghese e di tipo comunista: il sovietico
KRUSCIOV, il nuovo presidente degli Stati Uniti JOHN F. KENNEDY, che sosteneva la necessita' d'un approfondito esame dei problemi interni ed esterni degli
USA, e GIOVANNI XXIII, divenuto papa nel 1958, che ebbe il merito di rinnovare
l'atteggiamento sociale e la politica internazionale della Chiesa e favori',
con il CONCILIO VATICANO II, il riavvicinamento delle varie religioni che si
richiamavano alla predicazione cristiana. Con l'enciclica "Pacem in Terris"
egli sostenne nel 1963 l'imprescindibile necessita' della pace per il cammino
illuminato e costruttivo della civilta' umana.
In questo clima venne superata nel 1962, sia pure con gravi tensioni, una
pericolosa crisi internazionale apertasi dopo l'installazione a Cuba, l'unico
paese socialista del continente americano, di missili sovietici. Dopo alcuni
giorni di ansie e di incertezze le rampe missilistiche vennero smantellate, ma
le relazioni tra Cuba e gli USA rimasero difficili.
La fine degli imperi coloniali
Una delle conseguenze della seconda guerra mondiale fu l'emancipazione dei
popoli coloniali. Gli anni fra il 1947 e il 1962 videro compiersi, spesso con
violenti contrasti, la dissoluzione degli imperi coloniali della Gran Bretegna,
della Francia, del Belgio, dell'Olanda.
Furono molteplici le cause che determinarono questo processo di
decolonizzazione. Si era formata una piu' solida coscienza nazionale in molti
paesi che avevano accolto i principi di liberta' e uguaglianza tra i popoli, per
cui gli alleati avevano dichiarato di combattere durante il conflitto.
Dall'altra parte, in concorrenza fra loro, Americani e Sovietici favorirono i
nuovi movimenti di indipendenza, mentre Francia, Inghilterra, Belgio e Olanda,
consapevoli di non poter piu' mantenere la vecchia politica coloniale, non si
opposero, salvo alcuni casi, all'emancipazione. La fine ufficiale dei regimi
coloniali non pose termine pero' a un rapporto di dipendenza fra le nuove
nazioni e le maggiori potenze, che vi mantennero un'influenza politica e
soprattutto economica. A questo fenomeno si e' dato il nome di neo-colonialismo.
Fra i paesi che conquistarono l'indipendenza dopo la seconda guerra mondiale
l'India merita un posto di rilievo per la vastita' del territorio, per il numero
degli abitanti e per l'importanza dell'antichissima civilta' indiana, che seppe
sempre opporre al dominio inglese una forte resistenza, alimentata col tempo da
una classe dirigente che nelle universita' europee aveva assimilato la cultura e
le idee politiche dell'occidente.
La lunga lotta per l'indipendenza, di cui GANDHI fu per circa trent'anni
l'animatore, ebbe il suo epilogo nel 1947, quando il governo britannico concesse
l'indipendenza all'India.
Con la conquista dell'indipendenza l'India si divise in due Stati, la REPUBBLICA
INDIANA e il PAKISTAN, caratterizzati dal predominio del gruppo religioso
induista il primo, dei musulmani il secondo, ma neppure questa divisione riusci'
a placare gli odi religiosi, che portarono India e Pakistan a un conflitto
armato che costo' la vita a un milione di persone.
In campo internazionale la Repubblica Indiana, sotto la guida di JAVAHARLAL
NEHRU, cerco' di assumere un atteggiamento equidistante fra le due zone di
influenza, sovietica e americana, e di prendere la guida del cosiddetto "Terzo
Mondo", comprendente i paesi non allineati con i due blocchi.
L'emancipazione dei paesi coloniali fu rapida, ma piu' volte diede luogo a lotte
che si protrassero anche per anni.
In Asia, l'Olanda dopo un conflitto con le forze nazionali indipendentiste si
rassegno' nel 1949 a riconoscere la REPUBBLICA INDONESIANA.
Assai piu' dura e sanguinosa fu la lotta nell'INDOCINA francese, dove il
movimento di liberazione guidato dal capo comunista HO CHI-MINH si oppose al
ritorno della Francia dopo la fine della guerra. Il conflitto che ne segui' si
protrasse per otto anni (1946-1954); alla fine la Francia dovette abbandonare la
sua colonia asiatica. L'Indocina venne smembrata tra gli Stati sovrani del LAOS,
della CAMBOGIA e del VIETNAM. Per quest'ultimo si stabili' che, in attesa di
libere elezioni, il territorio fosse diviso in VIETNAM DEL NORD, retto da un
regime comunista, e in VIETNAM DEL SUD, dove si instauro' un regime
dittatoriale, sostenuto dagli Americani.
Dopo la conferenza di Ginevra del 1954, nel Vietnam, la situazione fra il Nord,
appoggiato dai Sovietici e dalla Cina popolare, e il Sud si fece sempre piu'
tesa e impedi' lo svolgimento delle elezioni generali decise a Ginevra.
Nel VIetnam del Sud, tra il 1957 e il 1959, si organizzo' un movimento di
guerriglia contro la dittatura, che fu appoggiato dal governo comunista del
Vietnam del Nord. Ne nacque una sanguinosa guerra civile, in breve tempo
complicata dall'intervento militare degli USA nel sud del paese. Nonostante
l'impiego di ingenti forze terrestri e aeree, gli USA non riuscirono a risolvere
il conflitto con la forza e la lotta si trascino' per anni, fino al 1974, quando
- con la vittoria della parte comunista - il Vietnam pote' unificarsi sotto un
unico governo filosovietico. Oltre a seminare lutti e miserie fra la popolazione
civile, la guerra del Vietnam ha avuto conseguenze negative sull'equilibrio
politico mondiale e ha suscitato, in numerosi paesi e negli stessi Stati Uniti,
aspre critiche.
In Africa, i due punti piu' caldi della decolonizzazione furono l'Algeria e il
Congo. Nell'Africa settentrionale francese, mentre il MAROCCO e la TUNISIA
ottenevano pacificamente l'indipendenza (1956), in ALGERIA le richieste del
Movimento di Liberazione venivano contrastate dalla folta minoranza francese che
viveva nel paese ormai da generazioni. I "Francesi d'Algeria", appoggiati dalle
correnti nazionaliste e conservatrici della madrepatria, trascinarono la Francia
in una guerra non meno accanita e sanguinosa di quella d'Indocina che provoco'
gravi crisi politiche nel paese. Dopo otto anni anche questa lotta si concluse
con il riconoscimento della piena indipendenza dell'Algeria.
Tutte le colonie africane hanno ottenuto l'indipendenza nei trent'anni
successivi alla seconda guerra mondiale. Nel CONGO, dopo una serie di gravi
disordini, il governo belga nel tentativo di mettere in difficolta' il paese
concesse l'indipendenza (1960); funzionari, tecnici, ufficiali furono costretti
a lasciare precipitosamente il paese che piombava nel caos. Meno proclivi a
cedere la loro posizioni di privilegio si dimostrarono pero' le societa' europee
che sfruttavano le ricchezze minerarie del KATANGA e che all'indomani
dell'indipendenza provocarono la secessione di questa provincia congolese. Ne
nacque una guerra civile, complicata da interventi stranieri piu' o meno
diretti, che si estese anche ad altre provincie, provocando una triste catena di
rappresaglie e massacri.
La situazione nel Medio Oriente e la crisi di Suez
Nel 1956 un pericoloso focolaio di guerra s'apriva nel Mediterraneo quando il
presidente egiziano NASSER decideva di nazionalizzare il canale di Suez.
Lo Stato di ISRAELE (costituitosi nel 1948 dopo la fine del mandato britannico
sulla Palestina), alle cui navi gli Egiziani proibivano il transito nel canale,
attaccava l'Egitto, mentre Francia e Inghilterra intervenivano militarmente,
presidiando la zona del canale. La "crisi di Suez" veniva sbloccata grazie
all'azione congiunta degli USA e dell'URSS che imposero il ritiro degli
Anglo-Francesi e, attraverso l'ONU, la cessazione delle ostilita' fra Egitto e
Israele.
La presenza nel Medio Oriente di uno Stato agguerrito e dinamico come quello di
Israele, il problema della definitiva sistemazione in una entita' territoriale
autonoma dei profughi arabi che abbandonarono la Palestina all'indomani della
costituzione dello Stato di Israele, accampandosi nei paesi limitrofi, e
soprattutto i contrastanti interessi delle grandi potenze determinarono in
questa zona del Mediterraneo orientale uno stato di crisi latente. Crisi che
esplose nuovamente nel giugno del 1967 in un breve ma violento conflitto armato
(la cosiddetta "guerra dei 6 giorni"), in seguito al quale gli Israeliani
occupavano Gerusalemme, la Cisgiordania e la penisola del Sinai, attestandosi
sulla sponda orientale del canale di Suez. Una guerra di rivincita contro
Israele fu scatenata nel 1973 da egiziani e siriani: l'attacco fu respinto in
sedici giorni di lotte sanguinose. Tra il 1977 e il 1978 il primo ministro
israeliano BEGIN e il presidente egiziano SADAT si incontrarono piu' volte e
firmarono finalmente (1979) un accordo di pace tra i due paesi. Questo accordo,
tuttavia, ha accentuato i contrasti dell'Egitto (passato da una politica
filosovietica ad una politica filoamericana) col restante mondo arabo (Sadat
morira' in un attentato).
Negli anni '90 si sono intensificati gli sforzi per risolvere il problema della
coesistenza pacifica dei diversi Stati mediorientali e del riconoscimento
dell'esistenza di un nuovo Stato palestinese, specialmente grazie a RABIN (che
verra' assassinato per mano di un estremista israeliano) e di ARAFAT.
La complessa situazione dell'America latina
Nell'America latina la situazione economica e politica non miglioro' nel
dopoguerra, anche per l'acuirsi di problemi sociali quali l'esplosione
demografica, l'abbandono delle campagne, la conseguente formazione d'un
sottoproletariato urbano, l'arretratezza industriale e i forti squilibri tra
classi sociali. In questo clima d'instabilita' politica si inserirono gli
interessi di grossi gruppi capitalistici americani che intendevano continuare a
sfruttare le ricchezze naturali dei paesi sudamericani.
Nel 1956 a CUBA un gruppo di intellettuali, guidati da FIDEL CASTRO, diede il
via a un'accanita guerriglia contro la dittatura militare che da molti anni
soffocava il paese. All'appello castrista alla lotta risposero le masse
sfruttate dei contadini. Nel giro di tre anni la rivoluzione trionfo'. Castro
avvio' una radicale riforma agraria, indirizzando Cuba verso l'istituzione d'un
regime di tipo socialista. Gli Stati Uniti, preoccupati che si turbasse
l'equilibrio dei blocchi, avversarono fin dall'inizio, anche con la forza, il
governo cubano. Nel 1962, in effetti, l'installazione di basi missilistiche
sovietiche a Cuba parve una grave minaccia per gli Stati Uniti e persino una
violazione della tradizionale dottrina di Monroe ("l'America agli Americani").
La crisi internazionale che ne segui' rischio' di precipitare il mondo nella
tragedia d'una nuova guerra.
L'esperienza cubana veniva esportata da uomini come Ernesto "Che" Guevara, poi
ucciso in Bolivia, in altre nazioni dell'America latina, dove vennero
organizzati importanti movimenti rivoluzionari e focolai di guerriglia, i quali
tuttavia non hanno portato al rovesciamento delle dittature militari quasi
ovunque imperanti nel sub-continente americano e che si sono estese anche a
paesi in precedenza retti da governi democratici, come il Cile, dove nel 1973
fu rovesciato con la forza il governo di Unita' popolare di Salvador Allende.
Gran Bretagna, Francia, Germania e Giappone
Nella nuova prospettiva di una politica di cui e' partecipe tutto il mondo, i
paesi europei hanno perso la parte di protagonisti; se tuttavia si sommassero
le forze economiche dei soli Stati dell'Europa occidentale, si avrebbe una
potenza in grado di competere sia con gli Stati Uniti sia con l'URSS.
Consideriamo brevemente le vicende di questi paesi - Gran Bretagna, Francia e
Germania - negli ultimi decenni.
La Gran Bretagna, man mano che aveva visto avvicinarsi la vittoria nella
seconda guerra mondiale, aveva anche visto indebolire il proprio prestigio
politico ed economico al confronto di quello crescente delle due superpotenze.
Dopo il conflitto, le sue finanze erano esauste. Per lungo tempo, quando il
Italia era gia' libero l'acquisto di viveri e di ogni bene necessario, i
cittadini inglesi dovettero sottomettersi a un regime di "austerita'" e far la
coda davanti ai negozi poveri di merci (peraltro in gran parte razionate). Poco
alla volta il paese dovette abbandonare, per mancanza d'uomini e di mezzi, la
difesa del suo prestigioso impero. Rinuncio' all'India, rinuncio' a tutte le
colonie e lascio' agli USA molte delle sue basi militari nel mondo.
L'importanza dell'Inghilterra nel mondo resta tuttavia grande per le relazioni
che la legano ai paesi membri del COMMONWEALTH, e per i rapporti di piu'
stretta amicizia, con condizioni spesso di preferenza, che la legano agli USA.
In tutti questi anni la vita politica inglese e' stata caratterizzata dalla
stabilita' politica, col regolare alternarsi al governo dei due maggiori
partiti, il Laburista e il Conservatore, e dalla costruzione di uno "stato di
benessere", in cui i servizi sociali sono gratuiti.
In Francia, a un primo governo presieduto dal generale DE GAULLE, che aveva
cercato di ridare prestigio al paese umiliato dall'occupazione tedesca, erano
seguiti numerosi governi, in cui uomini politici di diversi orientamenti si
alternarono al potere. La rivolta in Algeria che, considerata parte del
territorio nazionale francese, chiedeva la totale indipendenza, creo' una
gravissima crisi politica. I capi dell'esercito francese in Algeria, seguiti
dai coloni francesi, si ribellarono agli ordini del governo di Parigi. In
questa situazione fu chiamato nuovamente al potere il generale De Gaulle
(maggio 1958), che con grande abilita' e fermezza riusci' a piegare i capi
militari ribelli, riconoscendo poi l'indipendenza dell'Algeria.
In politica estera, il governo personale del generale De Gaulle miro' ad
allentare i legami politici e militari di alleanza con gli USA, nel tentativo
di porre la Francia in una posizione di indipendenza fra i due blocchi.
Successivamente, al ritiro di De Gaulle dalla scena politica francese (1969),
e' stato fino al 1974 al potere G. Pompidou, che ha raccolto l'eredita'
gollista consolidando il regime presidenziale introdotto dal generale. Gli anni
'70 hanno visto una suddivisione del paese in due forti blocchi: quello
conservatore, guidato da V. Giscard d'Estaing, e quello costituito dai partiti
della sinistra, rimasto soccombente rispetto al primo nelle diverse elezioni.
La Germania, colpita nel modo piu' duro dalla sconfitta, era divisa in due. La
parte occidentale, dopo alcuni anni di estrema miseria, seppe ricostruire
rapidamente la propria economia, grazie soprattutto agli aiuti economici
americani. Dopo il 1950 si comincio' a parlare di miracolo tedesco; il paese
aveva infatti raggiunto una straordinaria ricchezza. Gli anni '70 hanno visto
la Germania occidentale la maggiore potenza economica europea e la quarta nel
mondo, dopo USA, URSS e Giappone. Anche il prestigio politico del paese si
consolido' sul piano internazionale grazie alla ripresa dei rapporti con l'URSS
iniziata nel 1970 dal cancelliere socialdemocratico W. Brandt.
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