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Il secondo dopoguerra
Livello Superiore
La guerra 1914-18 era stata detta "mondiale" perche' ad essa avevano partecipato anche paesi extraeuropei e perche' aveva avuto una risonanza mondiale, anche se le battaglie di gran lunga piu' importanti erano state combattute sui fronti europei.
La guerra del 1939-45, invece, aveva veramente coinvolto tutto il mondo: in Asia, nel Pacifico e in Africa si combatte' non meno aspramente che in Europa. Il conflitto travolse anche le popolazioni civili: citta' bombardate, campagne devastate, milioni di persone deportate in massa o costrette a fuggire dinanzi all'incalzare della guerra. I morti della prima guerra mondiale furono circa 10 milioni, quelli della seconda almeno 50 milioni, di cui forse la meta' civili. Si colpi' non solo il nemico armato, ma anche l'inerme concittadino, quando lo si scopriva appartenente a una razza diversa. Si crearono campi di sterminio simili a vere e proprie fabbriche per eliminare migliaia di uomini al giorno: 4 milioni dall'inizio alla fine della guerra, nel solo campo di Auschwitz. Si giunse a uccidere migliaia e migliaia di persone in pochi minuti di bombardamento aereo; e la guerra si concluse con lo scoppio della bomba atomica, che da sola era bastata a distruggere una grande citta'.
Rimarginate le ferite della guerra, le condizioni economiche dei paesi piu' ricchi si avviarono verso un continuo progresso; si accrebbero cosi' le distanze fra i paesi poveri ancora affamati, come l'India, molti paesi dell'Estremo Oriente, gran parte dell'Africa e dell'America meridionale, e i paesi ricchi, che sembravano soffrire di nuovi mali nati proprio da un eccesso di ricchezza, dalla subordinazione di tutti i valori individuali e sociali al potere economico, dall'esigenza di produrre e consumare sempre di piu' (e' quella che oggi si chiama la "civilta' dei consumi"), stimolando per reazione la protesta e la ricerca di nuovi diritti, di una nuova liberta'.

La formazione del blocco comunista
L'Unione Sovietica aveva sofferto durante la guerra piu' di tutte le altre potenze vincitrici (essa aveva avuto tutte le sue regioni europee invase, molte citta' distrutte e 18 milioni di morti). Ma grazie al valore del suo esercito, che aveva dato un contributo determinante alla vittoria, e grazie alla ferrea disciplina imposta da Stalin, si era affermata come grande potenza mondiale. A fianco della forza militare era la grande forza politica che derivava all'URSS dall'appoggio di tutti i partiti comunisti del mondo (anche di quelli che operavano nella zona di influenza americana) e dalle speranze di indipendenza che essa alimentava in tutti i paesi ancora soggetti al regime coloniale.
Gli armistizi e le riparazioni di guerra imposti dall'Unione Sovietica agli Stati dell'Europa orientale mentre era ancora in atto l'occupazione militare diedero modo all'URSS di esercitare stabilmente la sua influenza in questi paesi. Qui si pote' assistere, fin dall'inizio, a un progetto di sovietizzazione, attuato attraverso i partiti comunisti nazionali che presero ovunque il potere con l'epurazione dei dirigenti politici e amministrativi compromessi con il passato, e la collaborazione tra i vari governi nell'attuare la collettivizzazione dell'economia. L'URSS impose in tal modo la sua indiscussa autorita' come Stato-guida del blocco comunista.

Il blocco occidentale: la NATO
Le nazioni dell'Europa occidentale affrontavano intanto con l'aiuto degli Stati Uniti, il solo paese che potesse contare su solide strutture economiche e su un intatto potenziale produttivo, i difficili problemi della ricostruzione. L'America era il paese piu' ricco del mondo; l'unico che non aveva conosciuto l'occupazione straniera e i bombardamenti e la cui capacita' produttiva era non solo intatta, ma potenziata dallo sforzo fatto per rifornire di armi e di ogni altra merce il mondo durante la guerra. Gli Stati Uniti avrebbero potuto disporre dell'esercito piu' forte del mondo, ma l'opinione pubblica americana indusse il governo a restituire alla vita civile gran parte dei suoi soldati subito dopo l'armistizio. Essi disponevano comunque della piu' potente aviazione e della piu' grande forza navale del mondo. Ma il predominio militare americano era garantito soprattutto dalla bomba atomica, che fino al 1949 solo gli USA furono in condizione di produrre.
L'influenza politica dell'America si fondo' soprattutto sull'assistenza economica indispensabile alla ripresa dell'Occidente. Questo programma di aiuti offerti, secondo le parole del presidente Truman, a quelle "nazioni che costituiscono un baluardo per i principi di liberta', giustizia e dignita' dell'individuo" venne concretamente formulato nel cosiddetto PIANO MARSHALL (1947). Il Piano da un lato contribui' in modo decisivo a risollevare l'economia dei paesi dell'Europa occidentale, dall'altro creo' fra questi paesi e gli Stati Uniti un vincolo che nel 1949 si concreto' in un'alleanza politica e militare, il PATTO ATLANTICO, che ebbe il suo strumento nella NATO (North Atlantic Treaty Organization) cui aderirono 12 paesi (Gran Bretagna, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Canada, Danimarca, Irlanda, Italia, Norvegia, Portogallo, Stati Uniti). La NATO era un'alleanza con dichiarato carattere difensivo, ma al suo sorgere confermo' comunque una netta divisione dell'Europa occidentale da quella orientale.
Questa divisione fu confermata nel 1955 quando i paesi del blocco comunista opposero alla Nato una loro alleanza militare, il PATTO DI VARSAVIA, che istituiva a Mosca un comando supremo delle forze armate di tutti i paesi aderenti, cui fece seguito un'alleanza di carattere economico.

La "guerra fredda" e le crisi di Berlino e della Corea
I rapporti fra i due blocchi divennero sempre piu' difficili. Per designare questa situazione fu creato il termine "guerra fredda". Con la guerra fredda i due blocchi, se cercavano di evitare lo scontro frontale armato, non rinunciavano pero' a compiere altri atti ostili che potessero danneggiare l'avversario.
In questa situazione di continuo sospetto e di effettivo pericolo per la pace, alle difficolta' della ricostruzione civile s'aggiunse, nei paesi divisi, l'ingente spesa del riarmo, che in USA e URSS ebbe soprattutto l'aspetto d'una corsa alla produzione della bomba atomica.
La tensione fra i due blocchi rivelo' al mondo tutti i pericoli che essa comportava in occasione di due crisi che scoppiarono in due punti diversi, e lontani, del globo: a BERLINO e in COREA. Nel giugno 1948 gli alleati occidentali (America, Inghilterra, Francia) vollero favorire lo sviluppo di un legame piu' stretto fra la Germania occidentale e la zona di Berlino da loro amministrata, la cosiddetta Berlino Ovest.
I Sovietici chiusero allora le vie di accesso ai settori occidentali della citta', bloccando il rifornimento di viveri, combustibile ecc. Gli alleati risposero organizzando un gigantesco ponte aereo. Nei 320 giorni (24 giugno '48-11 maggio '49) che duro' il blocco, aerei americani e inglesi rifornirono con quasi 200.000 voli la popolazione di Berlino Ovest. Il blocco a Berlino fu tolto dai Sovietici nel 1949. Ma solamente un anno dopo scoppiava la grave crisi di Corea.
Questo paese, che era prima sotto il dominio giapponese, alla fine della guerra era stato doviso in due zone di occupazione; in queste zone, come in Germania, nacquero due Stati contrapposti: la REPUBBLICA DI COREA, nel Sud, e la REPUBBLICA POPOLARE DI COREA, a regime comunista, nel nord.
Nel giugno del 1950 le truppe nord-coreane avanzarono nella Corea del Sud. Gli USA, che avevano ottenuto dall'ONU il mandato di ristabilire la situazione precedente, inviarono un forte contingente di truppe in appoggio alla Corea del Sud, mentre l'URSS riforniva di armi la Corea del Nord. Il conflitto si approfondi', soprattutto quando a fianco dei Nord-Coreani intervennero forze volontarie della Cina popolare; nel 1953 fu concluso un armistizio che ristabiliva fra le due Coree la situazione territoriale preesistente.

Una nuova potenza mondiale: la Cina
In Cina, la resistenza all'invasione giapponese e, in seguito, la liberazione, avevano coalizzato in funzione antigiapponese i due piu' importanti gruppi politici, quello nazionalista guidato da Chiang Kai-shek e quello comunista guidato da Mao Tse-tung. Cacciati i Giapponesi, il dissidio riemerse e assunse l'aspetto d'una guerra civile che coinvolgeva tutto il paese. Dopo alcune grandi battaglie, nelle quali si avverti' il peso determinante dell'appoggio popolare a Mao, nel 1949 Chiang Kai-shek fu costretto ad abbandonare il continente e a rifugiarsi nell'isola di FORMOSA, sotto la protezione della flotta americana, mentre a Pechino, il primo ottobre, Mao Tse-tung proclamava la REPUBBLICA POPOLARE CINESE.
Nel giro di pochi anni la Cina Popolare procedeva a una serie di radicali riforme tendenti a migliorare il tenore di vita della masse contadine e ad avviare un processo di industrializzazione in cui risultato piu' clamoroso fu, nel 1964, l'esplosione della prima bomba atomica cinese. Nel frattempo fra la Cina, sempre piu' restia ad accettare la tutela politica ed economica dell'Unione Sovietica, e L'URSS si verificavano aspri dissensi in seguito ai quali la Cina accentuava la sua ambizione a diventare un nuovo paese-guida del comunismo mondiale. Manifestazione clamorosa del dissidio che opponeva la Cina all'URSS erano, nel 1969, gli scontri militari sul fiume Ussuri, al confine tra i due paesi. Anche la normalizzazione dei rapporti con gli USA e l'ingresso del grande paese asiatico nell'ONU vanno inquadrati nel disegno della Cina di assumere un ruolo paritario accanto alle due superpotenze mondiali. Questa politica ha avuto particolare impulso dopo la scomparsa dei due capi storici della rivoluzione, rimasti per decenni alla guida del paese, Mao Tse-tung e Ciu En-lai, morti a breve distanza di tempo nel 1976. I loro successori, in particolare Hua Guo-feng e Deng Xiao-ping, hanno infatti accentuato la presenza cinese in diverse zone "calde" del mondo, appoggiando in funzione antisovietica movimenti rivoluzionari e nazionalistici, oppure impegnando la guerra nel modo tradizionale nei confronti di un alleato dell'URSS come il Vietnam (1979). Alla nuova politica internazionale della Cina (che si e' anche indirizzata ai paesi dell'Europa occidentale per spronarli a stringere i propri legami difensivi contro l'"egemonismo" sovietico) hanno fatto riscontro, sul piano interno, una intensificazione della produzione dei beni di consumo, l'abbandono di alcune strutture organizzative derivate dall'insegnamento di Mao, l'apertura agli scambi e alle relazioni con il mondo occidentale.

La morte di Stalin e il XX Congresso del Partito Comunista Sovietico Nel 1953 si verifico' un avvenimento di grande importanza, che intervenendo direttamente nel rapporto tra i due blocchi era destinato a modificare in profondita' la situazione creatasi nel dopoguerra: la morte di Stalin. La scomparsa del dittatore sovietico diede il via, all'interno del gruppo dirigente dell'URSS, a una dura lotta per la successione. L'atteggiamento meno intransigente che, tuttavia, caratterizzo' la politica estera sovietica dei successori di Stalin porto' sin dall'inizio a risultati positivi: nello stesso 1953 si ebbe infatti la pace in Corea.
Ma il fatto nuovo piu' sostanziale della politica sovietica fu l'aspra requisitoria antistaliniana tenuta nel 1956 dal nuovo primo ministro KRUSCIOV durante il XX Congresso del Partito Comunista dell'URSS. Egli critico' duramente la direzione politica di Stalin, accusando il defunto dittatore di aver istituito a proprio vantaggio una sorta di "culto della personalita'", contrario alle dottrine socialiste e alle tradizioni proletarie. L'eco del mondo fu grandissima, sia in Occidente sia nei paesi comunisti.
In UNGHERIA, dove erano al potere uomini che erano stati particolarmente legati a Stalin, si verifico' nell'ottobre 1956 un tentativo di rovesciare il regime comunista, che fu poi soffocato dall'intervento sovietico.
Nonostante la dolorosa esperienza ungherese, le asprezze della guerra fredda si attenuarono e si passo' in pochi anni all'idea che, nonostante il contrasto di fondo tra i due tipi di societa' che USA e URSS rappresentavano, queste potessero coesistere e mantenere la pace nel mondo.

Gli uomini della coesistenza pacifica
Le conquiste spaziali, cominciate nel 1957 con il lancio del primo satellite sovietico (Sputnik) e continuate con una gara tecnologica tra URSS e USA, potenziarono l'iniziativa tecnico-scientifica dei due paesi. I missili intercontinentali a testata nucleare, frutto di tali esperienze, costituirono un grave motivo di minaccia per le sorti dell'umanita'. Il pericolo di una guerra totale, sentito dall'opinione pubblica di tutto il mondo, impose alle grandi potenze la ricerca di una politica piu' cauta e conciliante. Tre uomini, soprattutto, diedero consistenza alle prospettive di COESISTENZA PACIFICA tra i regimi di tipo borghese e di tipo comunista: il sovietico KRUSCIOV, il nuovo presidente degli Stati Uniti JOHN F. KENNEDY, che sosteneva la necessita' d'un approfondito esame dei problemi interni ed esterni degli USA, e GIOVANNI XXIII, divenuto papa nel 1958, che ebbe il merito di rinnovare l'atteggiamento sociale e la politica internazionale della Chiesa e favori', con il CONCILIO VATICANO II, il riavvicinamento delle varie religioni che si richiamavano alla predicazione cristiana. Con l'enciclica "Pacem in Terris" egli sostenne nel 1963 l'imprescindibile necessita' della pace per il cammino illuminato e costruttivo della civilta' umana.
In questo clima venne superata nel 1962, sia pure con gravi tensioni, una pericolosa crisi internazionale apertasi dopo l'installazione a Cuba, l'unico paese socialista del continente americano, di missili sovietici. Dopo alcuni giorni di ansie e di incertezze le rampe missilistiche vennero smantellate, ma le relazioni tra Cuba e gli USA rimasero difficili.

La fine degli imperi coloniali
Una delle conseguenze della seconda guerra mondiale fu l'emancipazione dei popoli coloniali. Gli anni fra il 1947 e il 1962 videro compiersi, spesso con violenti contrasti, la dissoluzione degli imperi coloniali della Gran Bretegna, della Francia, del Belgio, dell'Olanda.
Furono molteplici le cause che determinarono questo processo di decolonizzazione. Si era formata una piu' solida coscienza nazionale in molti paesi che avevano accolto i principi di liberta' e uguaglianza tra i popoli, per cui gli alleati avevano dichiarato di combattere durante il conflitto. Dall'altra parte, in concorrenza fra loro, Americani e Sovietici favorirono i nuovi movimenti di indipendenza, mentre Francia, Inghilterra, Belgio e Olanda, consapevoli di non poter piu' mantenere la vecchia politica coloniale, non si opposero, salvo alcuni casi, all'emancipazione. La fine ufficiale dei regimi coloniali non pose termine pero' a un rapporto di dipendenza fra le nuove nazioni e le maggiori potenze, che vi mantennero un'influenza politica e soprattutto economica. A questo fenomeno si e' dato il nome di neo-colonialismo.
Fra i paesi che conquistarono l'indipendenza dopo la seconda guerra mondiale l'India merita un posto di rilievo per la vastita' del territorio, per il numero degli abitanti e per l'importanza dell'antichissima civilta' indiana, che seppe sempre opporre al dominio inglese una forte resistenza, alimentata col tempo da una classe dirigente che nelle universita' europee aveva assimilato la cultura e le idee politiche dell'occidente.
La lunga lotta per l'indipendenza, di cui GANDHI fu per circa trent'anni l'animatore, ebbe il suo epilogo nel 1947, quando il governo britannico concesse l'indipendenza all'India.
Con la conquista dell'indipendenza l'India si divise in due Stati, la REPUBBLICA INDIANA e il PAKISTAN, caratterizzati dal predominio del gruppo religioso induista il primo, dei musulmani il secondo, ma neppure questa divisione riusci' a placare gli odi religiosi, che portarono India e Pakistan a un conflitto armato che costo' la vita a un milione di persone.
In campo internazionale la Repubblica Indiana, sotto la guida di JAVAHARLAL NEHRU, cerco' di assumere un atteggiamento equidistante fra le due zone di influenza, sovietica e americana, e di prendere la guida del cosiddetto "Terzo Mondo", comprendente i paesi non allineati con i due blocchi.

L'emancipazione dei paesi coloniali fu rapida, ma piu' volte diede luogo a lotte che si protrassero anche per anni.
In Asia, l'Olanda dopo un conflitto con le forze nazionali indipendentiste si rassegno' nel 1949 a riconoscere la REPUBBLICA INDONESIANA.
Assai piu' dura e sanguinosa fu la lotta nell'INDOCINA francese, dove il movimento di liberazione guidato dal capo comunista HO CHI-MINH si oppose al ritorno della Francia dopo la fine della guerra. Il conflitto che ne segui' si protrasse per otto anni (1946-1954); alla fine la Francia dovette abbandonare la sua colonia asiatica. L'Indocina venne smembrata tra gli Stati sovrani del LAOS, della CAMBOGIA e del VIETNAM. Per quest'ultimo si stabili' che, in attesa di libere elezioni, il territorio fosse diviso in VIETNAM DEL NORD, retto da un regime comunista, e in VIETNAM DEL SUD, dove si instauro' un regime dittatoriale, sostenuto dagli Americani.
Dopo la conferenza di Ginevra del 1954, nel Vietnam, la situazione fra il Nord, appoggiato dai Sovietici e dalla Cina popolare, e il Sud si fece sempre piu' tesa e impedi' lo svolgimento delle elezioni generali decise a Ginevra. Nel VIetnam del Sud, tra il 1957 e il 1959, si organizzo' un movimento di guerriglia contro la dittatura, che fu appoggiato dal governo comunista del Vietnam del Nord. Ne nacque una sanguinosa guerra civile, in breve tempo complicata dall'intervento militare degli USA nel sud del paese. Nonostante l'impiego di ingenti forze terrestri e aeree, gli USA non riuscirono a risolvere il conflitto con la forza e la lotta si trascino' per anni, fino al 1974, quando - con la vittoria della parte comunista - il Vietnam pote' unificarsi sotto un unico governo filosovietico. Oltre a seminare lutti e miserie fra la popolazione civile, la guerra del Vietnam ha avuto conseguenze negative sull'equilibrio politico mondiale e ha suscitato, in numerosi paesi e negli stessi Stati Uniti, aspre critiche.

In Africa, i due punti piu' caldi della decolonizzazione furono l'Algeria e il Congo. Nell'Africa settentrionale francese, mentre il MAROCCO e la TUNISIA ottenevano pacificamente l'indipendenza (1956), in ALGERIA le richieste del Movimento di Liberazione venivano contrastate dalla folta minoranza francese che viveva nel paese ormai da generazioni. I "Francesi d'Algeria", appoggiati dalle correnti nazionaliste e conservatrici della madrepatria, trascinarono la Francia in una guerra non meno accanita e sanguinosa di quella d'Indocina che provoco' gravi crisi politiche nel paese. Dopo otto anni anche questa lotta si concluse con il riconoscimento della piena indipendenza dell'Algeria.
Tutte le colonie africane hanno ottenuto l'indipendenza nei trent'anni successivi alla seconda guerra mondiale. Nel CONGO, dopo una serie di gravi disordini, il governo belga nel tentativo di mettere in difficolta' il paese concesse l'indipendenza (1960); funzionari, tecnici, ufficiali furono costretti a lasciare precipitosamente il paese che piombava nel caos. Meno proclivi a cedere la loro posizioni di privilegio si dimostrarono pero' le societa' europee che sfruttavano le ricchezze minerarie del KATANGA e che all'indomani dell'indipendenza provocarono la secessione di questa provincia congolese. Ne nacque una guerra civile, complicata da interventi stranieri piu' o meno diretti, che si estese anche ad altre provincie, provocando una triste catena di rappresaglie e massacri.

La situazione nel Medio Oriente e la crisi di Suez
Nel 1956 un pericoloso focolaio di guerra s'apriva nel Mediterraneo quando il presidente egiziano NASSER decideva di nazionalizzare il canale di Suez. Lo Stato di ISRAELE (costituitosi nel 1948 dopo la fine del mandato britannico sulla Palestina), alle cui navi gli Egiziani proibivano il transito nel canale, attaccava l'Egitto, mentre Francia e Inghilterra intervenivano militarmente, presidiando la zona del canale. La "crisi di Suez" veniva sbloccata grazie all'azione congiunta degli USA e dell'URSS che imposero il ritiro degli Anglo-Francesi e, attraverso l'ONU, la cessazione delle ostilita' fra Egitto e Israele.
La presenza nel Medio Oriente di uno Stato agguerrito e dinamico come quello di Israele, il problema della definitiva sistemazione in una entita' territoriale autonoma dei profughi arabi che abbandonarono la Palestina all'indomani della costituzione dello Stato di Israele, accampandosi nei paesi limitrofi, e soprattutto i contrastanti interessi delle grandi potenze determinarono in questa zona del Mediterraneo orientale uno stato di crisi latente. Crisi che esplose nuovamente nel giugno del 1967 in un breve ma violento conflitto armato (la cosiddetta "guerra dei 6 giorni"), in seguito al quale gli Israeliani occupavano Gerusalemme, la Cisgiordania e la penisola del Sinai, attestandosi sulla sponda orientale del canale di Suez. Una guerra di rivincita contro Israele fu scatenata nel 1973 da egiziani e siriani: l'attacco fu respinto in sedici giorni di lotte sanguinose. Tra il 1977 e il 1978 il primo ministro israeliano BEGIN e il presidente egiziano SADAT si incontrarono piu' volte e firmarono finalmente (1979) un accordo di pace tra i due paesi. Questo accordo, tuttavia, ha accentuato i contrasti dell'Egitto (passato da una politica filosovietica ad una politica filoamericana) col restante mondo arabo (Sadat morira' in un attentato).
Negli anni '90 si sono intensificati gli sforzi per risolvere il problema della coesistenza pacifica dei diversi Stati mediorientali e del riconoscimento dell'esistenza di un nuovo Stato palestinese, specialmente grazie a RABIN (che verra' assassinato per mano di un estremista israeliano) e di ARAFAT.

La complessa situazione dell'America latina
Nell'America latina la situazione economica e politica non miglioro' nel dopoguerra, anche per l'acuirsi di problemi sociali quali l'esplosione demografica, l'abbandono delle campagne, la conseguente formazione d'un sottoproletariato urbano, l'arretratezza industriale e i forti squilibri tra classi sociali. In questo clima d'instabilita' politica si inserirono gli interessi di grossi gruppi capitalistici americani che intendevano continuare a sfruttare le ricchezze naturali dei paesi sudamericani.
Nel 1956 a CUBA un gruppo di intellettuali, guidati da FIDEL CASTRO, diede il via a un'accanita guerriglia contro la dittatura militare che da molti anni soffocava il paese. All'appello castrista alla lotta risposero le masse sfruttate dei contadini. Nel giro di tre anni la rivoluzione trionfo'. Castro avvio' una radicale riforma agraria, indirizzando Cuba verso l'istituzione d'un regime di tipo socialista. Gli Stati Uniti, preoccupati che si turbasse l'equilibrio dei blocchi, avversarono fin dall'inizio, anche con la forza, il governo cubano. Nel 1962, in effetti, l'installazione di basi missilistiche sovietiche a Cuba parve una grave minaccia per gli Stati Uniti e persino una violazione della tradizionale dottrina di Monroe ("l'America agli Americani"). La crisi internazionale che ne segui' rischio' di precipitare il mondo nella tragedia d'una nuova guerra.
L'esperienza cubana veniva esportata da uomini come Ernesto "Che" Guevara, poi ucciso in Bolivia, in altre nazioni dell'America latina, dove vennero organizzati importanti movimenti rivoluzionari e focolai di guerriglia, i quali tuttavia non hanno portato al rovesciamento delle dittature militari quasi ovunque imperanti nel sub-continente americano e che si sono estese anche a paesi in precedenza retti da governi democratici, come il Cile, dove nel 1973 fu rovesciato con la forza il governo di Unita' popolare di Salvador Allende.
Gran Bretagna, Francia, Germania e Giappone
Nella nuova prospettiva di una politica di cui e' partecipe tutto il mondo, i paesi europei hanno perso la parte di protagonisti; se tuttavia si sommassero le forze economiche dei soli Stati dell'Europa occidentale, si avrebbe una potenza in grado di competere sia con gli Stati Uniti sia con l'URSS. Consideriamo brevemente le vicende di questi paesi - Gran Bretagna, Francia e Germania - negli ultimi decenni.

La Gran Bretagna, man mano che aveva visto avvicinarsi la vittoria nella seconda guerra mondiale, aveva anche visto indebolire il proprio prestigio politico ed economico al confronto di quello crescente delle due superpotenze. Dopo il conflitto, le sue finanze erano esauste. Per lungo tempo, quando il Italia era gia' libero l'acquisto di viveri e di ogni bene necessario, i cittadini inglesi dovettero sottomettersi a un regime di "austerita'" e far la coda davanti ai negozi poveri di merci (peraltro in gran parte razionate). Poco alla volta il paese dovette abbandonare, per mancanza d'uomini e di mezzi, la difesa del suo prestigioso impero. Rinuncio' all'India, rinuncio' a tutte le colonie e lascio' agli USA molte delle sue basi militari nel mondo.
L'importanza dell'Inghilterra nel mondo resta tuttavia grande per le relazioni che la legano ai paesi membri del COMMONWEALTH, e per i rapporti di piu' stretta amicizia, con condizioni spesso di preferenza, che la legano agli USA. In tutti questi anni la vita politica inglese e' stata caratterizzata dalla stabilita' politica, col regolare alternarsi al governo dei due maggiori partiti, il Laburista e il Conservatore, e dalla costruzione di uno "stato di benessere", in cui i servizi sociali sono gratuiti.

In Francia, a un primo governo presieduto dal generale DE GAULLE, che aveva cercato di ridare prestigio al paese umiliato dall'occupazione tedesca, erano seguiti numerosi governi, in cui uomini politici di diversi orientamenti si alternarono al potere. La rivolta in Algeria che, considerata parte del territorio nazionale francese, chiedeva la totale indipendenza, creo' una gravissima crisi politica. I capi dell'esercito francese in Algeria, seguiti dai coloni francesi, si ribellarono agli ordini del governo di Parigi. In questa situazione fu chiamato nuovamente al potere il generale De Gaulle (maggio 1958), che con grande abilita' e fermezza riusci' a piegare i capi militari ribelli, riconoscendo poi l'indipendenza dell'Algeria.
In politica estera, il governo personale del generale De Gaulle miro' ad allentare i legami politici e militari di alleanza con gli USA, nel tentativo di porre la Francia in una posizione di indipendenza fra i due blocchi. Successivamente, al ritiro di De Gaulle dalla scena politica francese (1969), e' stato fino al 1974 al potere G. Pompidou, che ha raccolto l'eredita' gollista consolidando il regime presidenziale introdotto dal generale. Gli anni '70 hanno visto una suddivisione del paese in due forti blocchi: quello conservatore, guidato da V. Giscard d'Estaing, e quello costituito dai partiti della sinistra, rimasto soccombente rispetto al primo nelle diverse elezioni.

La Germania, colpita nel modo piu' duro dalla sconfitta, era divisa in due. La parte occidentale, dopo alcuni anni di estrema miseria, seppe ricostruire rapidamente la propria economia, grazie soprattutto agli aiuti economici americani. Dopo il 1950 si comincio' a parlare di miracolo tedesco; il paese aveva infatti raggiunto una straordinaria ricchezza. Gli anni '70 hanno visto la Germania occidentale la maggiore potenza economica europea e la quarta nel mondo, dopo USA, URSS e Giappone. Anche il prestigio politico del paese si consolido' sul piano internazionale grazie alla ripresa dei rapporti con l'URSS iniziata nel 1970 dal cancelliere socialdemocratico W. Brandt.
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