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La prima guerra mondiale
Livello Superiore
L'assassinio dell'arciduca austriaco Francesco Ferdinando (28 giugno '14) da parte di un nazionalista serbo costitui' il pretesto per la dichiarazione di guerra dell'Austria alla Serbia. Si metteva cosi' in moto il meccanismo delle alleanze che dava alla guerra dimensioni europee e mondiali: da una parte le potenze dell'Intesa (Russia, Francia, Inghilterra, presto affiancate dal Giappone e poi dalla Romania), dall'altra gli imperi centrali (Austria-Ungheria e la Germania, cui si aggiunsero l'impero ottomano e la Bulgaria). L'Italia, poiche' l'Austria non aveva tenuto conto di alcune clausole della Triplice Alleanza, si mantenne neutrale.
Le operazioni belliche iniziarono con una travolgente manovra dell'esercito tedesco che, spezzata la resistenza del Belgio, penetro' in territorio francese. Le truppe francesi, con la gigantesca battaglia della Marna (settembre 1914), riuscirono pero' a bloccare l'avanzata tedesca, e la guerra di movimento si trasformo' cosi' in guerra di logoramento nelle trincee. L'Italia, dopo lunghi contrasti interni, nonostante la maggioranza del paese fosse ostile alla guerra, decise, il 24 maggio 1915, di intervenire contro l'Austria.


Nel 1916, mentre nei Balcani si assisteva al crollo della Serbia e alla quasi completa invasione della Romania, sul fronte russo le sorti della guerra erano alterne. Sul fronte occidentale si registro' una dura offensiva degli imperi centrali: in Francia l'iniziativa tedesca porto' alla sanguinosa battaglia di Verdun; in Trentino l'esercito italiano riusci' a stento a bloccare la "spedizione punitiva" degli Austriaci, passando pero' poi alla controffensiva e liberando Gorizia.
Nel 1917 il tentativo della Germania di spezzare il blocco navale inglese scatenando una guerra sottomarina illimitata provoco' l'intervento degli USA a fianco dell'Intesa. Questo intervento non diede vantaggi militari immediati, e anzi la situazione dell'Intesa si aggravo' in seguito alla defezione della Russia, che fu costretta dallo scoppio della rivoluzione del 1917 a uscire dal conflitto. Cio' permise agli imperi centrali di portare rinforzi sul fronte occidentale, e di ottenere importanti successi. In Italia, gli Austro-Tedeschi sfondavano a Caporetto (ottobre 1917), costringendo le nostre truppe a ritirarsi fino al Piave. La sconfitta porto' alla sostituzione del generale Cadorna con il generale Diaz al comando supremo.
In Francia, i tedeschi giunsero a minacciare Parigi. Ma gli imperi centrali erano ormai stremati e il massiccio arrivo in Europa delle truppe americane contribui' a rovesciare la situazione.
Con la battaglia vittoriosa di Vittorio Veneto, l'Italia costringeva alla resa l'Austria-Ungheria (4 novembre): l'impero asburgico si dissolse. Anche in Germania una rivoluzione porto' alla fuga di Guglielmo II e alla proclamazione della repubblica, la quale, l'11 novembre, firmo' l'armistizio.
Alla Conferenza della pace (Parigi 1919-20) si scontrarono la politica del presidente degli USA, Wilson, il quale chiedeva giuste condizioni di pace, ispirate al principio dell'autodeterminazione dei popoli (14 punti), e la politica di potenza di Inghilterra, Francia e Italia.
Il trattato di Versailles impose alla Germania oppressive condizioni di pace (perdita di alcuni territori nazionali e delle colonie; riduzione dell'esercito e della produzione bellica).
Con il trattato di Saint-Germain l'Austria fu ridotta a una piccola repubblica e dovette cedere l'Alto Adige, il Trentino, Trieste e l'Istria all'Italia. L'Ungheria fu dichiarata regno autonomo. Nacquero dalla spartizione dei territori austro-ungarici e dai territori strappati alla Russia la repubblica di Polonia, la repubblica della Cecoslovacchia, il regno di Jugoslavia, il regno di Albania e le repubbliche della Lituania, dell'Estonia, della Lettonia e della Finlandia.

La Rivoluzione sovietica
Agli inizi del '900, nonostante avesse avviato l'industrializzazione del paese, la Russia zarista si reggeva su un governo assolutistico e su strutture sociali di tipo semifeudale. Nel 1917 gli enormi sacrifici imposti dalla guerra spinsero il popolo russo, che viveva da secoli in condizioni miserevoli di vita, ad insorgere contro il regime zarista. La spinta rivoluzionaria partita da Pietrogrado nel febbraio del 1917 porto' all'abdicazione dello zar e all'istituzione di un governo provvisorio guidato prima da liberali, poi da socialisti moderati. Con la successiva rivoluzione d'ottobre il potere fu assunto dai bolscevichi guidati da Lenin, il quale emano' una serie di decreti, che stabilivano la cessazione della guerra (conclusa con la durissima pace di Brest-Litovsk il 3 marzo 1918), la distribuzione della terra ai contadini, il controllo delle fabbriche da parte degli operai. La reazione all'instaurazione del regime socialista fu aspra. Il governo bolscevico dovette combattere una lunga e drammatica guerra civile scatenata dalle forze controrivoluzionarie, che avevano formato le armate bianche in cui militavano soldati e ufficiali dello sconfitto esercito zarista, appoggiate all'esterno dai paesi dell'Intesa, e affrontare una gravissima crisi economica, sottoponendo ogni attivita' produttiva a un ferreo controllo statale (comunismo di guerra, 1917-1921). Il comunismo di guerra non riusci' tuttavia a sanare la crisi economica del paese, e nel 1921 Lenin fece adottare una nuova politica economica (NEP), che restituiva all'iniziativa privata alcuni settori produttivi. Nel 1922 il congresso del Partito Comunista proclamo' l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Morto Lenin nel 1924, la guida del paese fu assunta da Stalin, la cui linea prevalse su quella dell'opposizione capeggiata da Trotzkij. Liquidata la NEP, Stalin procedette a liberarsi sistematicamente dei suoi avversari politici, instaurando in URSS un regime basato sulla polizia e sul terrore. Egli mediante piani quinquennali avvio' il paese a una progressiva industrializzazione e alla collettivizzazione dell'agricoltura. La violenta opposizione dei contadini piu' ricchi fu duramente repressa.
Il rigido e autoritario sistema di governo di Stalin, condannato dai suoi successori, porto' tuttavia l'URSS ad aggiungersi al numero delle grandi potenze mondiali.
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