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Nel 1876 si verificava nella politica italiana un importante mutamento: caduto
il governo Minghetti, formato da uomini della Destra, iniziava con Depretis, la
serie dei governi della Sinistra. Il nuovo governo si reggeva su una
maggioranza cosi' esile da rendere talvolta necessario il ricorso a compromessi
con altri gruppi politici, secondo una tecnica parlamentare che fu chiamata
TRASFORMISMO. La posizione di governo assunta dalla Sinistra lascio' spazio
alla formazione d'una nuova corrente, chiamata l'Estrema, composta da
repubblicani, radicali e socialisti.
Il governo Depretis varo' alcune importanti riforme fra cui l'istruzione
elementare obbligatoria; l'abolizione della tassa sul macinato; l'allargamento
del suffragio a tutti gli uomini, esclusi gli analfabeti e coloro che non
possedevano niente.
Per incrementare la produzione industriale, avviata in quegli anni, furono
aumentate le tariffe doganali, riducendo cosi' l'importazione di merci
dall'estero. Il fenomeno dell'emigrazione, dovuto all'incremento demografico e
alla crisi agraria, si avviava intanto ad assumere proporzioni notevoli.
Com'era avvenuto in tutti gli altri paesi, anche da noi la concentrazione degli
operai nelle fabbriche favori' la formazione di organizzazioni operaie. anche
sulla spinta della crescente diffusione delle idee marxiste. Primi
rappresentanti del socialismo italiano furono Andrea Costa e Filippo Turati. Di
fronte all'importanza che venivano assumendo i problemi sociali anche Leone
XIII, nell'enciclica RERUM NOVARUM, chiari' la posizione dei cattolici su tale
questione.
L'occupazione della Tunisia, dove esistevano interessi italiani, da parte della
Francia, guasto' i rapporti tra i due governi, tradizionalmente amici. L'Italia
s'avvicino' cosi' alla Germania e all'Austria, con la quale stipulo' la
Triplice Alleanza.
In questi anni anche l'Italia diede inizio a una politica coloniale, occupando
alcuni piccoli territori costieri dell'Africa orientale. Francesco Crispi.
succeduto a Depretis nel 1887, assunse sin dall'inizio un violento
atteggiamento repressivo verso il movimento operaio, atteggiamento che provoco'
l'inasprirsi dei moti dei lavoratori. L'episodio piu' violento si ebbe in
Sicilia dove i lavoratori si erano organizzati in Fasci. Deciso assertore della
politica coloniale, lancio' il paese nella tremenda avventura abissina risolta
dalla disfatta di Adua, che lo costrinse alle dimissioni. Lo sostitui' il
conservatore Antonio di Rudini', che concluse alla meglio l'avventura africana,
assicurando all'Italia la povera colonia dell'Eritrea. All'interno, di Rudini',
dopo aver concesso un'amnistia ai carcerati politici, assunse una posizione
fortemente reazionaria, soffocando i moti per il rincaro della vita, esplosi
nel 1898 in tutta Italia, e con particolare violenza a Milano. In seguito a
questi atti, di Rudini' fu costretto a dimettersi, ma Umberto I lo sostitui'
con un altro primo ministro reazionario, Pelloux. L'Italia attraverso' un
momento di grave crisi, che sfocio' nel 1900 nell'uccisione di Umberto I. Il
regno passo' a Vittorio Emanuele III.
L'eta' giolittiana
Il nuovo re d'Italia, Vittorio Emanuele III, fu costretto a rovesciare la
politica che aveva condotto alla sconfitta dei conservatori e all'uccisione di
Umberto I. Nel 1901 chiamo' al governo il giurista Zanardelli, che pero' due
anni dopo dovette ritirarsi perche' vecchio e ammalato. A lui successe Giovanni
Giolitti, che era stato gia' primo ministro nel 1892-93. Egli comprese che
l'unico modo per fermare i socialisti e per placare il malcontento popolare era
di permettere ai lavoratori di conquistarsi migliori condizioni di lavoro e di
vita. Non represse quindi gli scioperi e favori' l'organizzazione di
associazioni di lavoratori, allargo' il suffragio e creo' anche enti
governativi in favore dei lavoratori e degli emigranti.
La cosiddetta "eta' giolittiana" coincise con un periodo di rapida crescita
industriale; si sviluppo' una moderna industria di fabbrica e miglioro' anche
la produzione agricola. Questi progressi portarono il paese, ad eccezione delle
regioni del sud, a un certo grado di benessere; il clima sociale favorevole
consenti' a Giolitti di chiedere ai socialisti di appoggiare il suo governo.
In politica estera Giolitti si stacco' dalla Germania e cerco' di riavvicinarsi
alla Francia. Nonostante l'opposizione di parte dell'opinione pubblica,
Giolitti volle una ripresa della politica coloniale allo scopo di includere
l'Italia tra le nazioni che possedevano colonie sulle coste dell'Africa
settentrionale. Gli italiani intervennero cosi' in Tripolitania e Cirenaica,
regioni che furono presto strappate alla Turchia e che costituirono la colonia
italiana di Libia. Il teatro della guerra si allargo' sino all'Egeo e l'Italia
riusci' a conquistare Rodi e le isole del Dodecanneso.
Frattanto, all'interno del paese, mentre Giolitti non esitava a ricorrere ai
brogli elettorali, si verificava un avvenimento importantissimo per il paese: i
cattolici tornavano a partecipare alla vita politica. Pio X si decise a
permettere questo passo in quanto la crescita dell'elettorato, dovuta
all'estensione del suffragio realizzata nel 1912, lasciava prevedere un grande
rafforzamento dei socialisti. Il patto Gentiloni garanti' l'appoggio cattolico
a quei candidati liberali che avessero accettato di sostenere alcune
rivendicazioni dei cattolici. Di fronte a questo schieramento conservatore nel
Partito Socialista cominciarono a prevalere le tendenze rivoluzionarie e nel
paese tornarono ad accendersi i contrasti sociali.
Falliva cosi' la politica sociale di Giolitti, che nel 1914 lasciava il governo
al conservatore Antonio Salandra.
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