Il fallimento dei moti del 1831 aveva rivelato la necessita' di dare
un'organizzazione unitaria ai moti promossi dai carbonari. L'uomo che cerco' di
realizzare questo programma fu Giuseppe Mazzini. Nato nel 1805 a Genova, entro'
nella Carboneria nel 1830; arrestato e rinchiuso in carcere, ando' poi in
esilio in Francia, dove, nel 1831, diede vita ad una associazione, la Giovine
Italia, che aveva come fine l'unita' e l'indipendenza degli Italiani, in una
repubblica fondata sulla sovranita' del popolo.
Fra il 1831 e il 1834 Mazzini organizzo' moti insurrezionali in Piemonte, in
Savoia e a Genova, che furono stroncati dalla polizia. Mazzini e alcuni suoi
seguaci, fra cui Giuseppe Garibaldi, furono condannati a morte in contumacia.
Esule in Francia e Svizzera, Mazzini dal 1837 al 1848 si stabili' a Londra,
dove maturo' il suo pensiero e continuo' la sua opera politica.
Nel 1844 i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, benche' sconsigliati da
Mazzini, tentarono con pochi compagni una spedizione per sollevare il popolo
contro i Borbone, ma, sopraffatti, furono fucilati a Cosenza.
Moderati e riformisti prima del 1848
La delusione e lo scoraggiamento che si diffusero tra i patrioti italiani porto'
alla formazione di una tendenza moderata, che si proponeva non il sovvertimento
dell'ordine mediante moti rivoluzionari, ma la realizzazione di graduali e
pacifiche riforme nel campo sociale e di un ordinamento politico piu' consono
alle possibilita' del tempo.
Al'interno della corrente moderata si delinearono due gruppi principali: quello
neoguelfo, di cui fu ispiratore Vincenzo Gioberti, che aspirava a una
federazione degli Stati italiani sotto la presidenza del pontefice, e quello di
cui i massimi esponenti furono Cesare Balbo e Massimo D'Azeglio, che voleva
invece una federazione di Stati guidata dai Savoia.
Nel 1846 sali' al pontificato Pio IX, che si rivelo' di idee liberali; spinto
dalla pressione popolare inizio' una politica di riforme (liberta' di stampa,
consulta di Stato, guardia civica), presto imitato, malgrado le proteste
austriache, da Leopoldo II e da Carlo Alberto. Si creo' cosi' in molti Stati
italiani un clima di grande entusiasmo e di speranza. Nel 1848 Ferdinando II di
Napoli, costretto dallo scoppio di una rivoluzione in Sicilia, concesse la
Costituzione; seguirono il suo esempio Leopoldo II di Toscana, Carlo Alberto e
Pio IX.
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