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Comuni, Impero, Papato, Signorie |
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Lo scontro tra Impero e Papato non si era esaurito nella lotta per le
investiture risoltasi nel 1122 con il Concordato di Worms. Esso riprese con
maggiore violenza nel secolo XII, perche' sia Impero che Papato desideravano
rinforzare la loro influenza sui territori del regno d'Italia. Le dinastie di
Sassonia e Franconia avevano nominalmente il possesso di questo regno, dove
pero' di fatto dominavano i feudatari e dove soprattutto si erano create le
forti autonomie dei comuni, dopo il risveglio delle citta'. Quando, dopo gravi
contrasti, per la sua elezione, Federico I di Svevia, detto Barbarossa, divenne
imperatore, la situazione in Italia era assai grave. Molti feudatari, e lo
stesso papa, chiedevano il suo intervento contro i Comuni che s'erano formati
nei loro territori. Il Barbarossa scese cosi' piu' volte in Italia con il suo
esercito, tra il 1154 e il 1176, anno in cui fu gravemente sconfitto a Legnano
dai liberi Comuni confederati della Lega Lombarda. Venuto a un accordo con il
papa, Federico raggiunse con i Comuni, nella pace di Costanza del 1183, un
compromesso per il quale, in cambio del riconoscimento della propria autorita'
concedette loro l'autonomia. A Federico I, morto durante la terza crociata,
segui' il brevissimo regno del figlio Enrico VI, il quale, grazie al suo
matrimonio con Costanza d'Altavilla, erede dei possedimenti normanni
dell'Italia meridionale, riuni' sotto di se' le tre corone di Germania, Italia
e Sicilia. Alla sua morte sali' sul trono imperiale Federico II, ancora
bambino, cui fece da tutore il grande papa Innocenzo III. Federico II fu un re
sostanzialmente italiano: risiedette in Sicilia, dove alla sua corte nacque la
prima poesia italiana, e riorganizzo' il suo Stato, amministrandolo mediante
suoi funzionari, e accentrando su di se' tutti i poteri. Egli presto entro' in
urto col Papato, geloso della accresciuta potenza della casa sveva. Il papa si
alleo' con i Comuni, e scese a conflitto con Federico II: la guerra duro', tra
alterne vicende, fino al 1250, quando improvvisamente Federico II mori'. I suoi
successori non riuscirono a mantenere il potere e furono sconfitti in battaglia
da Carlo d'Angio', fratello del re di Francia Luigi IX il Santo, che il papa
chiamo' in aiuto. Ma anche Carlo d'Angio' venne presto in contrasto con il
pontefice per la sua ambizione e irrito' con il suo malgoverno il popolo
siciliano che si ribello' nei Vespri Siciliani. A Pietro d'Aragona, intervenuto
a favore dei Siciliani, dopo una guerra durata vent'anni, rimase il possesso
della Sicilia.
Il conflitto tra Chiesa e Impero non s'era ancora concluso quando il
consolidarsi delle monarchie nazionali e l'affermarsi delle autonomie locali
misero in crisi queste istituzioni universali e la stessa mentalita' medievale
che esse rappresentavano. All'estinzione della dinastia sveva i feudatari
tedeschi elessero un imperatore che oriento' la sua politica esclusivamente
verso i problemi tedeschi: Rodolfo d'Asburgo, iniziatore d'una delle piu'
potenti dinastie della storia europea. Il disinteresse del nuovo imperatore per
i fatti italiani permise al Papato di riprendere la sua politica di supremazia:
e con l'energico pontefice Bonifacio VIII la Chiesa torno', per breve momento,
a grande potenza. Ma il conflitto apertosi tra Bonifacio VIII e l'ambizioso
Filippo il Bello, re di Francia, il quale giunse a fare arrestare il pontefice,
precipito' presto il Papato in uno dei periodi piu' tristi della sua storia: la
cosiddetta "cattivita' avignonese", iniziata nel 1309 con Clemente V. Questo
papa, la cui elezione era stata favorita da Filippo, porto' la sede del Papato
ad Avignone, in Provenza. Il ritorno dei papi a Roma, dove intanto i contrasti
tra le diverse fazioni e il disordine avevano portato all'episodio della
repubblica popolare di Cola di Rienzo, avvenne soltanto nel 1377. Ma la lotta
tra Papato e Francia non era ancora conclusa: per quarant'anni infatti si
ebbero un papa residente a Roma e un antipapa, eletto dai cardinali francesi,
ad Avignone. L'elezione di Martino V, da tutti riconosciuta, ricostitui' nel
1417 l'unita' spirituale della chiesa: la forza politica e il prestigio della
Chiesa tuttavia non tornarono piu' ad essere quelli di un tempo.
Tra il 1200 e il 1300, nel periodo di maggior espansione dell'economia
cittadina, una nuova classe si impose sul piano economico e politico, la
borghesia. Essa, pur divisa all'interno da violenti contrasti, giunse presto a
dividere con l'aristocrazia il governo delle citta' e, in qualche caso, ad
appropriarsene. I continui contrasti e le lotte tra le fazioni rivali dei
Comuni, portarono alla formazione delle Signorie, ossia di un governo
accentrato nelle mani di uno solo, la cui autorita' garantiva la pace dello
Stato. I signori ottenevano dal papa o dall'imperatore il riconoscimento del
loro potere, divenendo cosi' vicari apostolici o vicari imperiali. Arrivarono
poi a trasformare lo Stato in ereditario, assumendo titoli di tradizione
feudale. Alla nascita delle Signorie e al loro rafforzamento contribuirono
spesso le compagnie di ventura, sorta di milizie mercenarie che combattevano
ora per un signore ora per l'altro. Tra le principali Signorie furono prima i
Visconti, poi gli Sforza a Milano, gli Scaligeri a Verona, i Savoia in Piemonte
e i Medici a Firenze, che riuscirono a imporsi grazie all'eccezionale abilita'
politica di Lorenzo il Magnifico, per lungo tempo equilibratore di tutta la
politica italiana. A Venezia, intanto, la repubblica, retta da un'oligarchia
che rappresentava la classe dei ricchi commercianti e degli armatori,
controllava con le sue navi il commercio del Mediterraneo: mentre il regno di
Napoli viveva intanto uno splendido periodo di civilta' artistica sotto Roberto
d'Angio'. Alla sua morte l'Italia meridionale passo' agli Aragonesi. Ai
contrasti territoriali tra i diversi Stati, in particolare tra Milano e
Venezia, pose fine, nel 1454, la pace di Lodi. L'Italia conobbe, cosi', nella
seconda meta' del Quattrocento un lungo periodo di pace.
La formazione degli Stati nazionali
Dal XII secolo in poi, il rafforzamento dell'autorita' regia porto' in vari
paesi europei alla formazione di Stati unitari nazionali. Le basi su cui i re
fondarono, con l'aiuto della borghesia, il loro potere, furono una efficiente
burocrazia, un esercito regolare e uno stabile sistema fiscale. In Francia i re
Capetingi consolidarono faticosamente il loro potere e sostennero contro
l'Impero e il Papato la loro autonomia. In Inghilterra il potere monarchico fu
sin dall'inizio molto forte. Ma dopo il governo di Enrico II Plantageneto, il
quale sottomise i feudatari e avvio' le riforme dell'amministrazione e del
sistema giudiziario, i nobili e il clero imposero a Giovanni Senza Terra la
"Magna Charta", il primo documento europeo che limita il potere regale. Piu'
tardi, con Enrico III, nacque il primo Parlamento europeo. Il possesso di feudi
francesi da parte dei re d'Inghilterra porto' queste due nazioni allo scontro
nella guerra dei Cento Anni. Dopo un inizio sfavorevole, i Francesi riuscirono
infine a cacciare gli Inglesi, grazie anche a Giovanna d'Arco, che seppe
portarli alla riscossa. L'Inghilterra fu poi sconvolta da una logorante guerra
civile, detta delle Due Rose, che porto' sul trono la dinastia dei Tudor.
Nell'Europa settentrionale, intanto, le citta' commerciali, coalizzate
nell'Hansa, raggiungevano un'eccezionale prosperita'. Tra il XIV e il XV secolo
s'accentuava in tutta Europa il processo di formazione degli Stati moderni. Nel
1291, con l'unione di tre Cantoni ribellatisi agli Asburgo, nasceva la
Confederazione svizzera. La Spagna s'avviava alla riunificazione (nel 1469) con
il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona. Sin dall'inizio
il potere regio in Spagna fu fortemente accentratore e legato alla Chiesa sino
al fanatismo religioso. In Oriente si affermava, dopo la conquista di
Costantinopoli (1453), la potenza dell'impero ottomano che giunse a minacciare
nella sua espansione l'intera Europa. Dalla seconda meta' del XV secolo infine
anche la Russia si avviava a diventare, per opera degli energici principi di
Mosca, un grande Stato unitario.
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