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L'Italia preromana e le origini di Roma
Nella penisola italiana, abitata sin da tempi molto antichi, si succedettero
diverse civilta' alle quali diedero vita genti diverse. Al II millennio a.C.
risale la civilta' delle terremare; ad essa segui', verso il 1000 a.C., quella
villanoviana. Queste civilta' si svilupparono al nord e al centro della
penisola, create da popoli di cui ignoriamo l'origine. Ai primitivi abitatori
della penisola, Celti, Liguri, Siculi e Sardi, si aggiunsero gruppi di
Indoeuropei, i Veneti e poi gli Italici di cui facevano parte Umbri e Latini.
Solo nell'VIII secolo giunsero in Italia due popoli d'avanzata civilta': gli
Etruschi e i Greci. Questi ultimi colonizzarono l'Italia meridionale e la
Sicilia, dando vita a una splendida civilta'. Gli Etruschi, la cui origine
resta ancora oggi un mistero, si stanziarono nel centro dell'Italia,
estendendosi poi sia verso il nord che verso il sud. Essi non costituivano uno
Stato unitario, ma una confederazione che riuniva dodici citta'-stato
relativamente autonome. L'importanza del popolo etrusco e' negli elementi
originali della sua civilta' e nell'influsso che questa esercito' sui Romani.
L'origine leggendaria della citta' di Roma si collega al mito greco della
guerra di Troia e alla fuga dell'eroe troiano Enea, che avrebbe raggiunto la
foce del Tevere. Romolo e Remo, suoi discendenti, avrebbero poi fondato Roma.
In realta' Roma nacque tra il IX e il VII secolo dalla fusione di piu' villaggi
abitati da popolazioni latine e sabine, che sorgevano sui colli della riva
sinistra del tevere, in particolare sul Palatino. Secondo una leggenda d'eta'
romana in Roma regnarono complessivamente per 250 anni sette re. I primi
quattro furono alternativamente latini e sabini, gli ultimi tre etruschi, il
che testimonia la dominazione etrusca sulla nuova citta'. Nel 509 a.C. una
violenta rivoluzione dei nobili e del popolo riusci' ad allontanare i re e a
dar vita a un governo repubblicanocon fondamento il SENATO, scelto
tra i patrizi, cioe' tra la nobilta' romana.
La prima eta' repubblicana
Dopo la cacciata dei re, Roma si diede una costituzione repubblicana. La
magistratura piu' alta era ricoperta da due CONSOLI, che guidavano l'esercito e
assicuravano l'attuazione delle leggi. I reati erano giudicati da due PRETORI,
mentre gli EDILI si occupavano dei lavori pubblici. L'amministrazione del
tesoro dello Stato era invece affidata a due QUESTORI. In caso di pericolo i
consoli venivano sostituiti da un DITTATORE che accentrava nelle sue mani tutti
i poteri. Il SENATO era la massima assemblea romana: era composto da 300 membri
aqi quali spettava esprimere un parere (senatoconsulto) sulle proposte dei
magistrati. Le assemblee popolari erano i COMIZI CURIATI e i COMIZI
CENTURIATI . Assoluto era il predominio dei patrizi in questa costituzione e
i plebei dovettero lottare a lungo per ottenere la piena parita' dei diritti.
Questi ultimi costituivano la gran parte della popolazione ed erano artigiani,
operai, contadini. Tappe fondamentali di questa lotta furono la creazione dei TRIBUNI DELLA PLEBE, leggi scritte valide per tutti e infine l'accesso dei
plebei a tutte le cariche dello Stato.
Sotto tutti erano gli schiavi, che divennero sempre piu' numerosi.
Intanto Roma iniziava una lunga serie di guerre vittoriose contro Etruschi,
Galli, Sanniti, al termine delle quali essa si trovo' ad avere il controllo
dell'Italia centrale. Giunta cosi' a confinare con le colonie greche, Roma ebbe
una guerra con Taranto, alleata di Pirro. Dopo alcune sconfitte, Roma vinse a
Malevento la battaglia decisiva.
Ormai padrona dell'Italia, dalla Toscana fino allo Ionio, Roma organizzo' i
propri possedimenti in MUNICIPI, CITTA' FEDERATE e COLONIE. Dai territori
conquistati cominciarono a giungere a Roma nuovi abitanti, mentre i ricchi
Romani si impadronivano di grandi estensioni di terreno. L'economia subiva
intanto una profonda trasformazione: accanto all'agricoltura, che occupava
ancora la maggior parte della popolazione, si sviluppavano grandemente
l'artigianato e i commerci.
Assoggettate le colonie greche dell'Italia meridionale, Roma si trovo' a dover
lottare per il dominio del Mediterraneo contro Cartagine, una grande potenza
marinara. La scintilla della lotta scoppio' in Sicilia, dove le due citta', che
avevano cercato sino ad allora di evitare lo scontro diretto, furono coinvolte
in una guerra tra Siracusa e i Mamertini. I Romani ne approfittarono per
conquistare la Sicilia, ma il dominio del mare rimase ai Cartaginesi. Il senato
romano decise quindi di allestire una flotta che vicino a Milazzo sconfisse nel
260 a.C. la flotta cartaginese. Ma solo nel 241 a.C. alle isole Egadi la flotta
romana inflisse ai Cartaginesi la sconfitta decisiva. La Sicilia rimase cosi'
ai Romani che la trasformarono nella loro prima provincia.
Perso il controllo del commercio marittimo, Cartagine cerco' di conquistare la
penisola Iberica. Il comando dell'esercito cartaginese passo' ad Annibale, uno
dei piu' grandi talenti militari dell'antichita'. Egli provoco' i Romani e li
costrinse a dichiarare guerra; organizzo' quindi un esercito di 30.000 uomini
che porto' in soli 15 giorni in Italia attraverso le Alpi. Annibale con tre
importanti vittorie giunse alle porte di Roma, che pero' supero' per scendere
piu' a sud in attesa di aiuti da Cartagine. Lo scontro diretto ebbe luogo a
Canne nel 216 a.C. e si risolse in una gravissima sconfitta romana. Annibale
non seppe approfittare della vittoria; gli aiuti che attendeva via mare gli
furono portati via terra dal fratello Asdrubale, che fu poi sconfitto e ucciso
al fiume Metauro dal ricostituito esercito romano.
Per costringere Annibale a lasciare l'Italia, Scipione sbarco' con un esercito
in Africa e marcio' su Cartagine, Annibale, tornato precipitosamente in patria,
lo affronto' a Zama ma fu sconfitto. Roma ebbe cosi' modo di imporre ai
Cartaginesi gravissime condizioni di pace.
Sconfitti i Cartaginesi, Roma completo' la sua espansione nel bacino del
Mediterraneo, strappando la Grecia ai Macedoni e respingendo un tentativo del
re di Siria Antioco di riconquistarla. Piu' tardi, i Romani sottomisero anche
la Macedonia e distrussero dalle fondamenta Cartagine che stava pian piano
rinascendo.
Le conquiste territoriali trasformarono profondamente non solo i costumi della
societa' romana, soprattutto per influsso della Grecia, ma anche le sue
strutture politiche ed economiche. Verso la meta' del II secolo a.C., accanto
alla nobilta' senatoria, padrona di immense estensioni di terreno, si era
formata una nuova classe sociale, quella dei cavalieri, arricchitisi con i
commerci, i bottini di guerra e la riscossione delle imposte per conto dello
Stato. In grande decadenza era invece la classe dei piccoli proprietari
terrieri i quali, costretti a vendere la terra ai latifondisti, andavano poi a
ingrossare le file dei proletari.
Si imponeva una riforma sociale: essa fu sostenuta dai Gracchi, i quali
proposero la ridistribuzione dell'agro pubblico, ma sia Tiberio che Caio furono
uccisi durante sanguinosi scontri provocati dai nobili. Fallito il tentativo di
riforma, si affermarono due capi militari, Mario e Silla. Il primo, un
ambizioso plebeo, generale di grandissime capacita', non seppe sfruttare
politicamente la fama conquistata in guerra. La sua proposta di assegnare terre
alle popolazioni italiche fu respinta dal senato e gli italici si ribellarono a
Roma: la guerra sociale che ne segui' vide il trionfo dell'esercito romano e in
particolare di Silla, generale patrizio. A Silla si appoggio' il senato per
indebolire la fama di Mario; si pervenne cosi' a una guerra civile che vide
prevalere alternativamente ora l'uno ora l'altro dei contendenti. Alla fine
Silla trionfo' e si fece eleggere dittatore ma dopo tre anni si ritiro' a vita
privata.
Dopo il ritiro di Silla, che aveva cercato con le sue riforme di evitare le
guerre civili, consolidando l'autorita' del senato, altri ambiziosi generali
cercarono di impadronirsi del potere. Tra questi erano due ex luogotenenti di
Silla: Pompeo, che aveva domato una rivolta in Spagna, e Crasso, che aveva
soffocato la rivolta servile guidata dal gladiatore Spartaco. In seguito,
Pompeo conquisto' grande fama in Oriente ripulendo il Mediterraneo dai pirati e
sconfiggendo il re di Ponto, Mitridate. Nel frattempo in Roma veniva sventato
dal senato un tentativo di rivolta organizzato da Catilina. Altra figura di
primo piano fu Giulio Cesare, che aveva ereditato da Mario l'appoggio del
partito popolare. Crasso, Pompeo e Cesare diedero vita a un'alleanza di potere
personale, il primo triumvirato, che ando' in crisi con la morte di Crasso,
caduto nella guerra contro i Parti del 53 a.C. Restarono cosi' l'uno di fronte
all'altro Cesare e Pompeo. Quando Pompeo cerco' di avere il sopravvento su
Cesare, questi, che si trovava in Gallia da lui conquistata, marcio' su Roma
mentre Pompeo fuggiva in Oriente. Riconquistata la Spagna, che si era
ribellata, Cesare sbarco' in Tessaglia e a Farsalo sconfisse Pompeo, il quale
fu poi ucciso dal re egiziano Tolomeo presso il quale s'era rifugiato. Dopo
essersi fatto nominare dittatore a vita e aver attuato un ampio programma di
riforme, Cesare fu ucciso in senato nel 44 a.C. dai fautori della liberta'
repubblicana. Ma la morte di Cesare non servi' a rinsaldare la repubblica. Dopo
di lui una seconda alleanza di potere uni' Antonio, Lepido e il giovane Ottaviano, i quali vendicarono Cesare sconfiggendone a Filippi gli uccisori.
Ma anche i nuovi triumviri non seppero trovare l'intesa. Messo da parte Lepido, Antonio e Ottaviano si scontrarono violentemente finche' quest'ultimo, trionfando
sul rivale nella battaglia di Azio, non si assicuro' il dominio dello Stato.
La vita a Roma
La base della societa' romana era la famiglia, un nucleo saldo, sottomesso alla
volonta' del padre, il PATER FAMILIAS. Questa volonta' in origine era assoluta:
il padre poteva persino vendere i suoi figli e decretarne la morte. Sotto di
lui non stavano soltanto la moglie e il figlio, ma anche nuore, generi e
nipoti: alla sua morte il figlio maggiore ne prendeva il posto. Nelle case
patrizie, quando nasceva un figlio, la nutrice lo porgeva subito al padre: se
questo voleva riconoscerlo, lo sollevava tra le braccia, altrimenti il bambino
veniva esposto fuori della casa; o moriva o era raccolto pietosamente da
qualche famiglia povera.
L'educazione dei figli nell'antica Roma era affidata al Pater familias, ma dei
piccoli si occupava soprattutto la madre; nelle famiglie agiate le schiave
vennero in uso solo alla fine dell'eta' repubblicana. A sette anni circa i
bambini andavano a scuola: nel Foro gia' nel II secolo a.C. esistevano scuole
pubbliche per i figli dei funzionari statali. Il maestro, il GRAMATICUS,
vigilava severamente sui fanciulli e poteva anche frustrali per le loro
mancanze. Questi studiavano il latino e il greco, leggendo le opere degli
autori classici, di cui imparavano a memoria ampi brani che dovevano insegnar
loro la morale, l'amore per la patria e per la gloria, e ricevevano anche
lezioni di aritmetica. Verso i dodici anni essi generalmente passavano alla
scuola del RHETOR, un maestro greco che insegnava loro l'eloquenza.
Quanto alle fanciulle, in origine esse dovevano semplicemente saper filare e
tessere, poi seguirono la prima istruzione dei fratelli, eccetto la retorica.
Si applicavano invece nela musica e nel canto, spesso con insegnamento privato,
e qualche volta conoscevano la filosofia ed erano in grado di leggere in greco.
Poiche' le donne non esercitavano una professione, non avevano bisogno di
alcuna istruzione tecnica.
Tutto questo vale pero' per i figli delle migliori famiglie. I figli del popolo
rimanevano quasi sempre nella piu' totale ignoranza e cominciavano a lavorare
ancora bambini. La percentuale di analfabeti, in Roma, doveva essere altissima,
anche quando la citta' ebbe raggiunto un grande livello di civilta'.
Nei tempi piu' antichi, i Romani veneravano dei e geni che credevano presenti
in ogni aspetto della vita ma anche che non avevano caratteristiche umane. I
Romani ritenevano che uno spirito, che essi chiamavano NUMEN, si trovasse nella
casa, nella culla dei bambini, nelle rocce, negli alberi, nei campi. E, fuori
della vita familiare, pensavano che altri spiriti assistessero gli uomini nelle
azioni di guerra e in ogni altre circostanza. Inoltre, i Romani adoravano
divinita' come la Fortuna, la Salute, la Giovinezza, la Vittoria. Oltre a
questi dei della famiglia vi erano gli dei che proteggevano tutto il popolo
romano. In particolar modo era adorato Saturno. Con il passare del tempo si
diffusero in Roma i miti, le leggende e i culti greci che presto vennero
adattati alle esigenze e al modo di pensare dei Romani. Agli dei greci si
diedero nomi latini.
Se il dominio di Roma si estese sopra tanti popoli diversi e se tanto a lungo
pote' durare, cio' fu dovuto in gran parte alla forza delle sue leggi. Nei
primi tempi della repubblica le prime leggi furono scritte sulle DODICI TAVOLE
DI BRONZO e via via furono poi integrate da quelle formulate nei comizi e dalle
norme emanate dei pretori. Nell'eta' imperiale si creo' una scienza del diritto
e famosi giuristi ebbero il compito di perfezionare ed elaborare le leggi di
Roma per adattarle alle sempre maggiori esigenze determinate dalla vastita'
dell'impero e dalla complessita' della vita sociale. La legge di Roma e'
l'espressione pratica e razionale dei diritti naturali dell'uomo e non piu'
manifestazione della volonta' arbitraria e imperscrutabile degli dei. Il
diritto e' il risultato piu' manifesto delle virtu' proprie del popolo romano:
chiarezza, ordine e spirito pratico.
Il luogo d'incontro piu' naturale per i Romani erano le strade e soprattutto il
Foro. In qualsiasi ora del giorno il Foro brulicava della gente piu' diversa,
dal ricchissimo patrizio al cavaliere, dall'artigiano con la sua mercanzia al
liberto. Qui gli oratori tenevano i loro comizi, qui il popolo si affollava per
assistere al trionfo dei generali vittoriosi. Qui i giocolieri venuti di
lontano si esibivano nei loro spettacoli. L'ambiente tipico romano che le
classi piu' agiate avevano adottato come luogo d'incontro, in eta' repubblicana
e ancora piu' nel periodo dell'impero, erano le terme. Assai popolari erano gli
spettacoli del circo, dove i gladiatori si battevano tra loro e con le fiere.
Al termine del periodo repubblicano l'aspetto di Roma rispecchiava la grave
disuguaglianza sociale che divideva i suoi cittadini. Le famiglie patrizie,
circa 1800, abitavano in case ricchissime, circondate da giardini, con un
incredibile numero di servitori. La vita che vi si svolgeva era del tutto
diversa da quella delle abitazioni dei membri della classe media, funzionari,
mercanti e artigiani d'un certo prestigio, che vivevano in palazzi a piu'
piani, nei quali pagavano un affitto del tutto sproporzionato. Il piano terreno
era riservato tutto alle botteghe degli artigiani e dei commercianti; al di
sopra vi erano molti appartamenti con logge e balconi sulla strada. Numerose
finestre davano aria all'interno e l'aspetto esterno ben curato. La gran massa
dei proletari invece viveva in condizioni miserevoli: le loro abitazioni erano
enormi edifici, disposti a isolati, privi di acqua e di impianti igienici,
contenenti in media 200 persone ciascuno, stipate in piccole camere.
I Romani non si interessarono granche' allo studio teorico delle scienze, ma,
dotati di uno spirito eminentemente pratico, studiarono solo le applicazioni
concrete di quei principi che avevano appreso dai popoli orientali. Uno dei
limiti, il piu' grave, della matematica romana antica era la mancanza dello
zero, che rendeva macchinosa anche la piu' semplice addizione. I Romani si
dedicarono soprattutto al calcolo e alla misurazione dei terreni e delle
distanze e alle tecniche di costruzione. Anche le teorie meccaniche ebbero in
Roma importanti applicazioni pratiche come bilance, macchine e persino gru, che
con semplici sistemi di pulegge permettevano di sollevare grossi e pesantissimi
carichi.
Roma caput mundi
Ottaviano, detto poi Augusto, cioe' "degno di venerazione", diede a Roma un
periodo di pace assai lungo, che favori' lo sviluppo della vita civile,
artistica e letteraria. Egli fu il fondatore dell'impero romano; il passaggio
dalla repubblica all'impero tuttavia non fu repentino, ma graduale. Augusto
accentro' infatti nella sua persona cariche gia' presenti nell'ordinamento
repubblicano. Console e presidente del senato, ottenne poi, con il comando
dell'esercito, il potere proconsolare in tutte le province, la potesta'
tribunizia a vita e infine divenne pontefice massimo. Formo' la milizia dei
pretoriani, una sorta di guardia del corpo imperiale, e riorganizzo'
l'esercito, che divenne una milizia permanente. Istitui' un solido sistema
fiscale, che servi' a risanare la cassa dello Stato che la guerra civile aveva
impoverito; ridiede alla religione l'antico prestigio. Negli anni dell'impero
di Augusto Roma si abbelli' di grandiosi monumenti. L'eta' di Augusto puo'
essere considerata come l'eta' piu' felice della letteratura latina; i poeti
piu' illustri furono VIRGILIO e ORAZIO.
Nei due secoli che seguirono la fondazione dell'impero comincio' a venir meno
l'equilibrio di potere instaurato da Augusto: spesso, infatti, gli imperatori
tesero a instaurare il loro potere assoluto a scapito delle funzioni del
senato, mentre il corpo dei pretoriani e l'esercito giungevano a eliminare e a
creare gli stessi imperatori. Alla morte di Augusto, nel 14 d.C., fu fatto
imperatore un suo figliastro, Tiberio, che seppe frenare alcune rivolte nelle
provincie e che si appoggio' al senato. Nel 37 fu eletto Caligola, egli tento'
di instaurare la monarchia assoluta e fu ucciso in una congiura. Gli succedette
nel 41 Claudio, il quale si dimostro' buon politico e buon amministratore.
L'ultimo imperatore della dinastia Giulio-Claudia fu Nerone; dapprima saggio e
capace, fini' per inimicarsi il senato e il popolo con le sue follie e si fece
uccidere da uno schiavo nel 68 d.C. Sali' al potere con Vespasiano la dinastia
Flavia. D'origine plebea, uomo d'armi, Vespasiano seppe amministrare con
fermezza l'impero ed estendere i confini con nuove conquiste. Gli succedettero
Tito, il riconquistatore di Gerusalemme, e Domiziano, il quale, nemico del
senato, fu ucciso in una congiura. Morto Domiziano, fu eletto a guidare
l'impero un anziano senatore, Nerva. Il senato tendeva cosi' a imporsi come
elettore dell'imperatore, riservandosi di approvare l'adozione del successore
fatta dall'imperatore in carica. Dopo il breve impero di Nerva, fu fatto
imperatore per la prima volta uno straniero, lo spagnolo Traiano, che si
rivelo' uomo di altissimo valore. Nel 117 divenne imperatore un altro spagnolo,
Adriano, con il quale finirono le guerre di espansione romana e vi fu una piu'
solida organizzazione dell'impero. La pace continuo' con Antonino, di origine
gallica, che fece leggi per la difesa degli schiavi e tollero' i cristiani.
Dopo di lui, nel 161, sali' al trono Marco Aurelio, grandissimo imperatore,
mentre il figlio Commodo, che gli successe, fu assassinato in una congiura per
la sfrenata tirannia. Finita la dinastia degli Antonini, comincio' a delinearsi
la crisi che presto travolgera' l'impero. Un periodo di anarchia porto' alla
fine sul trono un valoroso generale, africano d'origine, Settimio Severo. Il
suo successore, Caracalla, concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti
dell'impero; cio' gli attiro' l'odio del senato, che lo fece assassinare,
mentre nemici esterni sempre piu' forti premevano ai confini.
Il cristianesimo
La storia della vita di Gesu', tramandataci dal Vangelo, si inquadra nella
storia di Roma tra gli ultimi anni dell'impero di Augusto e larga parte
dell'impero di Tiberio. Gesu' visse fino a trent'anni a Nazareth, poi, seguito
da un gruppo di discepoli, comincio' a percorrere tutta la Palestina predicando
l'amore verso Dio e verso il prossimo, ovunque accolto con favore dal popolo.
Dopo la sua morte, gli apostoli e soprattutto Paolo di Tarso ne diffusero la
dottrina fuori della Palestina e a Roma. Qui soprattutto gli umili ne
raccolsero il messaggio e uno spirito nuovo pervase il mondo romano proprio
mentre la religione pagana si vuotava sempre piu' di contenuto spirituale.
Dapprima i cristiani furono tollerati e poterono moltiplicarsi indisturbati. Ma
poi la loro fede sembro' potesse turbare l'ordine su cui era fondata la
societa' romana e iniziarono le persecuzioni. La prima fu quella ordinata da
Nerone dopo l'incendio di Roma, avvenuto nel 64 d.C. A questa ne seguirono
altre, sempre piu' gravi, via via che l'importanza del cristianesimo ando'
crescendo.
L'impero romano diviso
I Severi avevano impostato sulla forza il proprio potere e questo segno' il
loro destino: tutti finirono vittime di congiure militari. Dopo di loro un
tragico periodo d'anarchia si apri' per l'impero: ogni esercito elesse il suo
imperatore e gli scontri si moltiplicarono insanguinando l'Italia e le
province. Piccoli sovrani locali approfittarono dellla situazione per
ribellarsi al potere centrale di Roma, mentre le guerre intestine con le loro
devastazioni diedero origine a una grave crisi economica. Questa situazione
duro' per quasi cinquant'anni, finche' divenne imperatore Diocleziano, che
trasformo' l'impero in una monarchia orientale. Per riorganizzare l'impero,
ormai in disfacimento, egli lo divise in due. Nomino' Massimiano suo
collaboratore e gli affido' la parte occidentale dell'impero con capitale
Milano e tenne per se' l'oriente con capitale Nicomedia.
In seguito l'impero fu ulteriormente suddiviso in altre due parti, con a capo
Costanzo e Galerio, subordinati agli imperatori. Se da un lato questa
suddivisione rendeva piu' controllabili i confini e i popoli vinti, dall'altro
preparava di fatto la sua rovina.
Diocleziano fece inoltre importanti riforme agrarie e civili: lego' i contadini
alla terra e costrinse i figli a continuare il mestiere paterno. Inoltre
scateno' una violenta campagna contro i cristiani.
Ritiratisi Diocleziano e Massimiano, seguirono lunghi contrasti tra i nuovi
sovrani, finche' nel 312 Costantino prese il potere. Egli fece cessare le
persecuzioni contro i cristiani e anzi li favori'. La Chiesa pote' quindi
uscire dalla clandestinita' e iniziare il suo secolare cammino. L'estrema
reazione dell'imperatore Giuliano, che cerco' di restaurare il paganesimo,
naufrago' rapidamente. Nulle poteva piu' impedire alla Chiesa di assumere nella
storia il ruolo a cui era destinata.
Le invasioni barbariche
La pressione esercitata sui confini dell'impero da popolazioni germaniche,
spinte a loro volta dagli Unni, popoli dell'Asia centrale in movimento verso
occidente, si fece piu' pesante dopo la morte di Costantino. La situazione
precipito' quando una tribu' germanica, i Goti, riusci' a sconfiggere per la
prima volta i Romani. Di fronte alla sconfitta l'imperatore Teodosio I, con il
quale il cristianesimo divenne religione di Stato, concesse ai Goti di
stanziarsi all'interno dei confini dell'impero.
Alla morte di Teodosio, l'impero venne definitivamente diviso tra i suoi due
figli: si formarono cosi' un Impero Romano d'Oriente e un Impero Romano
d'Occidente, quest'ultimo molto debole e destinato ben presto a crollare sotto
l'urto dei barbari. Nel 410 e nel 453 Roma stessa fu saccheggiata dai Visigoti
e dai Vandali, mentre solo l'intervento di papa Leone I evitava nel 451 una
nuova invasione da parte degli Unni di Attila. Nel 476, infine, con la
deposizione di Romolo Augustolo da parte del germanico Odoacre, fini' l'Impero
Romano d'Occidente, sulle cui rovine nacquero i regni romano-barbarici. Nel 488
comincio' in Italia il regno di Teodorico, che tento' di fondere lo spirito
barbarico con le istituzioni romane. La chiesa raccolse l'eredita' spirituale e
artistica del mondo romano. Nel VI secolo, proveniente dall'Oriente, si diffuse
in Europa il monachesimo che ebbe fondamentale importanza per l'evoluzione
della mentalita' cristiana del Medioevo.
L'impero d'Oriente, intanto, ritrovava nuovo vigore con l'avvento del grande
imperatore Giustiniano. Questi riusci' anzi a ricostituire parzialmente
l'unita' dell'impero, strappando ai barbari alcuni territori occidentali, fra i
quali l'Italia, e ad allontanare la minaccia dei Sasanidi. L'impresa piu'
importante di Giustiniano resta pero' la raccolta di tutte le leggi romane.
L'opera di Giustiniano non fu tuttavia duratura e alla sua morte il distacco
fra Oriente e Occidente s'accentuo' nelle vicende, nel costume e nella
religione.
L'Italia fu invasa nel 568 da una popolazione barbarica, i Longobardi, che
s'impossesso' del nord della penisola, della Toscana e dei territori di Spoleto
e Benevento. Grandi re Longobardi furono Alboino, che guido' la conquista
dell'Italia; Autari, sotto il quale i Longobardi si convertirono al
cattolicesimo e Rotari, che lascio' il primo codice di leggi germanico.
In Oriente Sasanidi, Bulgari e Slavi si ribellarono all'impero bizantino e lo
invasero da piu' parti. Ma l'imperatore Eraclio riusci' dapprima a respingere
questi popoli, quindi a integrarli nell'impero.
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